giovedì 10 dicembre 2009

C'era papà

scusate il fuori tema: virginie è pur sempre milanese

«Era metà pomeriggio, stavo tornando a casa e mi sono fermato a far benzina. In effetti l’ho saputo da lui, dal benzinaio: "Ha sentito? Hanno messo una bomba alla Bna di Piazza Fontana". E come un lampo mi è venuto in mente che mio padre era là. Trattava lubrificanti per macchine agricole, quel giorno c’era il mercato. Ho girato la macchina e sono corso. Al cordone di polizia ho spiegato, mi hanno fatto passare. E così ho visto i primi morti. Ma lui non c’era. Neanche tra i vivi lì attorno però. A casa neppure. Ho pensato: disperso in giro? In ospedale? Ma quale? Allora sono andato in questura, per chiedere. E ci ho trovato mio fratello Giorgio, arrivato lì per lo stesso motivo. Ci hanno mostrato un elenco di nomi: niente. Stavo quasi per tirare il fiato. Finché invece un funzionario ci ha detto che "in realtà abbiamo un morto non ancora identificato". Ci ha accompagnato in obitorio. Hanno sollevato un lenzuolo. Sotto c’era papà». Paolo Silva, figlio di Carlo Silva, vittima della Strage di Piazza Fontana

Questo brano l'ho ricevuto oggi, da una testata che si chiama "L'avvenire dei lavoratori" e che ha pure un sito www.avvenirelavoratori.eu
Sono socialisti, alcuni vecchio stampo, altri meno, a volte li leggo con estremo interesse, altre meno.
In questo caso, con la testimonianza di Paolo Silva, hanno colpito duro, dritto, al cuore e al cervello insieme. Come si evince dalla mia biografia qui a lato sono milanese: il giorno della strage di Piazza Fontana avevo sette anni e mezzo. Me lo ricordo. Non ricordo telegiornali, né la reazione dei miei genitori, ma ricordo bene la maestra che ce ne parla. Ricordo che nessun milanese poteva non sapere e non soffrire. Da poco dopo so, come sapeva Pier Paolo Pasolini. Sappiamo tutti chi sono i colpevoli eppure quarant'anni dopo l'impunità come la vergogna sono ancora lì. Darei un dito per essere a Milano sabato, il 12 dicembre, e non ci sarò. Non posso. E me ne struggo. Il 12 dicembre è una di quelle date-mostro che non posso dimenticare e che sono per sempre legate a una sola cosa: piazza Fontana. Sulla quale si innestano la mia infanzia, Milano, le stragi di stato, gli Anni 70. Non ho dimenticato. E, in questo caso, neppure perdonato.

domenica 6 dicembre 2009

No B Paris - The Day After

(se cliccate sul titolo, vi dovreste trovare sulla nostra pagina Facebook).

È andata. È andata, ma non è finita. Anzi, direi che comincia ora. Un po' perché nessuno di noi riesce a staccarsi dallo schermo: è tutto un inviarsi foto, link, video, rassegne stampa, messaggi più o meno in codice. Un po' perché oggi è il 6 dicembre, Berlusconi è sempre lì ma noi oggi sappiamo che siamo tanti.
La questura ha esagerato: 90 mila è un numero ridicolo, erano quattro volte tanti quelli arrivati con i pullman e poi le fiumane si vedono e anche se gli occhi non sono in grado di contare, il cervello recepisce, erano più di dieci volte tanto. Diciamo un milione, perché ho sempre pensato che sarebbero stati un milione e perché un milione è una bella cifra. Una marea, un qualcosa che è criminale ignorare.
E veniamo a noi, les italo-parisiens. Apparentemente ho giocato al ribasso, pensate voi l'idiota, quando l'Ansa mi ha chiamato, alla fine della manifestazione, ho detto "almeno 300". Beatrice Biagini, presidente del circolo parigino del Pd che ha ufficialmente aderito alla manifestazione (dall'intervento alla manif: "io non sono D'Alema, io sono Beatrice Biagini", stupenda), ha scritto "più di 500". Paolo Flores D'Arcais, che ho avuto la fortuna di incrociare tra i presenti e che ho dunque invitato a intervenire (era a Parigi, sì sì), ha dichiarato che eravamo un migliaio. Per certo, ora lo so, siamo stati più di 400, 350 persone hanno contribuito con un obolo alle spese sostenute dagli organizzatori e hanno dato il loro nome, molti hanno dato qualche euro ma non hanno lasciato nome, altri non hanno dato nulla.
Insomma, malgrado le cose che sono andate storte (fondamentalmente una: il collegamento Internet che ci avrebbe consentito di avere una colonna sonora già pronta su Deezer e mooolto pertinente, nonché video che fornivano spaccati del Berlusconi pensiero, bestialità e riflessioni di antiberlusconiani di razza e, soprattutto, il collegamento in streaming con altre capitali europee), è andata molto bene. Il cielo è stato clemente: la pioggia che ha imperversato a Parigi in mattinata ci ha concesso una tregua illuminata da un pallido sole. Gli oratori sono stati belli, colorati, giovani e meno giovani, i partecipanti mai così partecipi e, soprattutto, c'erano un mucchio di ragazzi: se questa è l'Italia di domani, perdio, ma Viva l'Italia. Grazie a tutti
la nonna del No B Day Paris


(nella foto: l'immagine scelta dal telegiornale delle 20 su TF1, il primo canale francese - privato - per parlare di noi)



(nota: don't feed the troll vale ora e sempre. i troll sappiano che, nel migliore dei casi, verranno ignorati. nel peggiore, cancellati)

mercoledì 2 dicembre 2009

Ancora sul No B Day

E ora persino il pavido Veltroni ha benedetto la piazza. Speriamo non porti sfiga

martedì 1 dicembre 2009

Per gli italo-parisiens


Rendez-vous il 5 dicembre sul Parvis des droits de l'homme, al Trocadéro, alle 14. Con una sciarpa, un ombrello, un igloo o una qualsiasi cosa vistosa viola. Perché? Ma per il No B Day: si chiedono le dimissioni del nano.

lunedì 23 novembre 2009

Vorrei raccontarvi

Vorrei raccontarvi la cosa che occupa tutto il mio tempo libero in questo momento: l'organizzazione del No Berlusconi Day parigino. Vorrei, ma il tempo sfugge e non ne sono capace. Mi piacerebbe perché una 47enne che si dichiara comunista e che ha partecipato a centinaia di manifestazioni è galvanizzata dal fatto di organizzare per la prima volta in vita sua una manifestazione. Apartitica e apolitica, per di più. Ma, per ora, vi accontentate di questo. Spero di riuscire a raccontarvi un po' l'esperienza e di tornare per aggiornarvi. Se no, pazienza, ci si rilegge dopo il 5 dicembre.

mercoledì 11 novembre 2009

Semantica due

Second Life è assolutamente straordinaria. Intanto mi permette di essere altrove ed è, per ciò stesso, il luogo perfetto per noi alieni, ergo: mi ci trovo da dio (no, da dea, pardon). Bene, le ultim'ora su Second Life mi informano che è nato un nuovo partito, l'Alleanza Per l'Italia (con Api si vola, ha già commentato qualcuno più autorevole di me). Alleanza: come la Grande? (vedi Marvel. In questo caso: chi è lo sponsor?), come la Santa? (anche questo l'ha già detto Capece Minutolo, più autorevole di me), come la Triplice? come la Nazionale? (di breve, ma funesta memoria, almeno su Second Life), come l'Atlantica? (qua un post non basta, neppure su Second Life). O il richiamo è all'Arca? Va savoir, si direbbe nella mia personale Second Life. Unione, è vero, era nome che richiamava antiche "alleanze" e recenti sconfitte; vabbuò. Allora: Alleanza. Boh. Io, già che c'erano, avrei preferito "Alleluia".

martedì 10 novembre 2009

Ma che diavolo di webmaster sei?

Qui a Second Life le cose imitano soltanto il reale. E neanche tanto bene. Il primo ministro, per esempio, va in giro con quello che sembra il pronipote di un parrucchino, invece del cane ha una vespa da compagnia e scatena giovanardi invece che giovinastri quando non ha argomenti e annaspa. Ha una cieca fede in minchiolini che altri non si filerebbero di striscio. Insomma: un aborto di premier. Il problema è che sono anni, ormai, che scrivo al webmaster e, niente, non vuole saperne di sistemarlo. Bah.

lunedì 9 novembre 2009

Da aliena ad alienata. Il passo è breve?

A parte l'aggiunta di un ta (ta taratarataratattaratà taratarataratà: il primo che indovina di che musica si tratti riceverà per posta uno dei miei giganteschi orecchini; veda lui che farne), la differenza mi è chiara solo ora. Sono anni che una delle mie sorelle sostiene che sono pazza. Beh, improvvisamente credo che abbia ragione. Oddio, è vero che se lo scopro oggi dipende dal fatto che in questo momento, sostanzialmente, non lavoro e che, dunque, ho un sacco di tempo libero, densissimamente occupato da stronzate di natura varia ed eventuale. Quando lavoro, come tutti più o meno, non mi faccio seghe: lavoro. Ora, invece, mi masturbo il cervello da dio: oh, il termine è abbastanza preciso, perché l'attività, tutto sommato, è piuttosto divertente.
Intanto, come scrivevo un po' di tempo fa continuo a vivere nei margini. Dove vivo da sempre. Normale, obietterete, se no che razza di aliena sarei? E va bene, ma, magari, mi spiego meglio su una cosa semplice semplice: c'è 'sto diavolo di NoBerlusconiDay che si organizza (generazione spontanea, quasi; per me c'è dietro il Grillo, ma facciamo finta di no, facciamo finta che ci crediamo tutti come un sol uomo che trattasi di manifestazione spontanea nata su Facebook). Bene. A Roma. Bene. Ma anche a Madrid. E a Bruxelles. E, se non sbaglio, a Vienna. Prossimo 5 dicembre. Beh, si organizzerebbe pure a Parigi. C'è un gruppo su Facebook dedicato: NoBerlusconi Day Paris. Fine. Sono giorni, forse settimane, che mi affaccio sulle pagine virtuali chiedendo come? dove? quando? posso fare qualcosa? Sono pure arrivata, io che non ho mai avuto una tessera di partito e che in fondo sono più anarchica dell'acqua corrente, a propormi per l'organizzazione della boh, chiamiamola "cosa", e niente: mi si fosse filato uno studentello qualsiasi, un pensionato in cerca di figa, una donna compagna, niente. E che ci volete fare? Marginale sono e marginale rimango.

giovedì 5 novembre 2009

Qua mi guardano strano

Oddio, mi guardavano strano pure ieri: ogni volta che rispondevo affermativamente alla domanda "ma è vero che in Italia ci sono i crocefissi appesi nelle aule della scuola pubblica?" vedevo il sospetto (sempre lo stesso "ma va', questa è comunista, dice fregnacce o, comunque, esagera") velare lo sguardo del mio interlocutore. Vabbè, mo' mi credono tutti: la sentenza della Corte di Strasburgo ha reso noto al mondo, o, quanto meno, all'Europa, che i crocefissi nelle classi c'erano eccome e ancora ci sono. Il fatto che la stranezza sia tutta italiana, non viene in mente neppure al capo di quello che dovrebbe essere il maggiore partito laico della penisola. Bersani, infatti, tanto per non smentire i pronostici, modera: "Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un'antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno". Il buonsenso vittima del diritto? O Bbersani, 'un te l'hanno mai detto che in Francia, paese cattolico, i crocefissi nelle aule (e negli uffici pubblici) 'un ci sono mai stati? Ma te 'ndove ce l'hai il buonsenso?

martedì 27 ottobre 2009

Partito Demente?

Questo è il più fuori tema di tutti, ma vabbè.


Se mi ostino a scrivere qui dentro è perché, come dice la mia biografia qui a fianco, sono un'aliena alienata: non trovo un cane che la pensi come me né che mi segua. Penso strano, mi occupo di cose strane, donchisciotta che si batte contro mulini a vento che sono la sola a vedere. E vabbè, dal mio Hyde Park Speaker's Corner privato arringo a un pubblico più inesistente che invisibile. Amen.
E veniamo al dunque: l'oggetto dei miei strali odierni è il Pd. Ma va? diranno sarcasticamente i miei due lettori. E no, bambini, errore, stavolta nel mirino non stanno i vertici del partito demente, bensì, udite udite, gli elettori. E dai, non fate così, non son mica così scontata da sgridarli perché hanno incoronato Bersani. Ci mancherebbe: dopo tutto sono fatti loro. Sono esterrefatta perché ci credono. Perché continuano a crederci piuttosto. Prendete questo signor Pierpaolo Farina che non so chi sia ma sono certa sia un'ottima persona. Oggi ci propone un post dal titolo eloquente: Vola Pd, vola, che Rutelli se ne va. Capisco l'entusiasmo per la fuoriuscita di Rutelli & company. Ma (no, va urlato): MA avreste la bontà di rispiegarmi perché avete "creato" il Pd? Come tutti sanno, c'era una volta il Pci, poi (come ho già emotivamente riassunto sul vecchio blog), una volta caduto il muro, Occhetto ha pensato bene di trasformarlo in Pds, Partito Democratico della Sinistra. Poi hanno tolto la parola Partito, che faceva pensar male, e sono rimasti Ds, Democratici di sinistra. Infine si sono fusi con la Margherita di Prodi, MA ANCHE di Rutelli, hanno rimesso il Partito ma hanno definitivamente fatto fuori la Sinistra (e non c'è bisogno di lezioni di semantica per capire). Ora esultano perché Rutelli (e, si spera, Binetti con la sua corte di teodem neocon) se ne va. No, ma dico, vi pare valesse la pena di fare tutto 'sto casino per far entrare nel partito Madonna Rosi Bindi (santa subito: sono pressoché certa che sia più a sinistra di Bersani o, se non altro, che sia meno liberale), il signor Romano Prodi, Harry Potter-Franceschini e qualche altro pugnetto di ex democristiani di sinistra? Riformulo perché qualcuno ha letto ma nessuno ha risposto: ma perché nessuno si arrabbia se il neosegretario non spiega che il progetto sul quale hanno chiesto il voto alle primarie di due anni fa (e che, fino a ieri, dunque anche fino alle primarie del 2009, era valido) è fallito? E qual è il nuovo progetto? E cos'è il Pd?


Ultim'ora: sul tema riflette anche Emanuele Macaluso, volutamente ambiguo (o no? ;)

venerdì 23 ottobre 2009

Odio gli indifferenti

Superfuoritema, ma mai abbastanza ripetuto. ci sta, ci sta.

Lo so, ne avevo già pubblicata una parte sul vecchio blog di virginie, ma, ieri, grazie ad Alberto Cane, queste riflessioni gramsciane mi sono tornate sotto gli occhi. E le ripropongo. Perché, per me, sono un manifesto di vita: sono partigiana.
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti".
Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

Ma allora ditelo

fuori tema ma non troppo: se pensavo di votare via Internet, beh, significa che, forse, non sto in Italia ;)

Stamattina ero decisa: avrei votato per le primarie. No, niente paura, non sono improvvisamente impazzita, men che meno sono diventata piddina, sono sempre la solita veterocomunista mangiapreti, ma, confesso, uno schiaffetto al nano glielo avrei dato volentieri. Insomma qualche ragione per votare (scheda bianca, ça va sans dire) c'è. Alcune di quelle che avanza Gilioli su Piovono rane sono piuttosto convincenti. E, a mio avviso, non hanno torto neppure i due lettori che hanno scritto al proposito al Manifesto. Insomma, seppur riluttante, avrei votato per le primarie.
Così sono andata armata di buona volontà sul sito del Pd per registrarmi e tentare di votare via Internet. Serissimi: ti chiedono documento, cellulare, indirizzo, mail e già ero un filino inquieta per lo spam che il cedere tutti questi dati avrebbe sicuramente provocato. Poi ti chiedono di sottoscrivere una dichiarazione. Questa: "dichiaro di riconoscermi nella proposta politica del Partito Democratico, e di sostenerlo alle elezioni; di accettare di essere registrato nell’albo pubblico delle elettrici e degli elettori, istituito e consultabile secondo le modalità dell’art.42 dello Statuto del PD". Ho provato a non sottoscriverla ma non passa: la dichiarazione è obbligatoria. Perciò ho ricambiato idea: non voterò alle primarie del Pd. Ma, che sia chiaro, non è colpa mia: è il Pd a non volere il mio voto

giovedì 22 ottobre 2009

Semantica?

anche questo è fuori tema, ma continua a piacermi

Ohibò, non so quando è successo, ma una sera mi sono coricata e il giorno dopo, come niente fosse e senza neppure sospettarlo, mi sono risvegliata su Second Life. Impossibile accorgersene: il mio avatar è identico a me, compresi i nei maldisposti e gli sbalzi umorali. Identica è pure la casa, il marito, i vicini, la portinaia, il quartiere. Certo, però, qualche indizio c'era. Per esempio i nomi dei partiti. Quello più a sinistra, quaggiù a Second Life, si chiama "Partito Democratico". Dico, anzi, ripeto, "Partito Democratico": ma non vi fa ridere? Come ho potuto cascarci? "Partito Democratico", manco fossimo negli Usa. De-mo-cra-ti-co, il grado zero della politica. "Cosa sei tu?" "Democratico", no, ma vi aspettate che vi dica "Fascista"? O "Comunista"? "Democratico", una risposta buona per tutte le stagioni e a qualsiasi latitudine. Domandate a qualcuno, una persona qualsiasi, se si sente antidemocratico e contate le risposte positive. A parte gli originali, qui a Second Life tutti sono democratici.
Poi ce n'è un secondo "Italia dei valori". "Italia dei valori"? Quali valori? Valori di chi? I miei e quelli di Brunetta, per non parlare sempre dello stesso nano, non coincidono. Roba da slogan Anni 80, l'"Italia dei valori" vale l'Italia del Mulino Bianco. "Italia dei valori: panforte Sapori". No, fermatevi, pensateci davvero, assaporate il condensato di retorica del nome: "Italia", con quanto suggerisce di patria, appartenenza, orgoglio etc. etc., "dei valori". È chiaro che l'ha scelto un guru del marketing 'sto nome, dai. Ma un guru di Second Life, per certo.
Infine un terzo, "Popolo della libertà". Qui siamo all'apoteosi. Come ho fatto a pensare che nella realtà potesse esistere un partito con un nome così pomposamente idiota. Ma, andiamo, "Popolo - della - libertà". Se "Italia dei valori" è un concentrato di retorica qua entriamo nel buco nero della scienza populista della comunicazione. "Popolo della libertà" si capisce che va bene per Pinochet come per Pol Pot. "Avanti, Popolo della libertà". Peggio che democrazia, sotto la coperta della libertà ci si ficca di tutto, in realtà qui a Second Life il nome fa riferimento giusto alla libertà dalle manette.
Nomi ridicoli, degni della Second Life nella quale sono precipitata. Anche se c'è un altro partito che mi lascia perplessa: la Lega. Ma com'è che si sono scelti il nome? La Lega? Sì, vabbè, ho capito che per rifarsi ad Alberto da Giussano ci vuole un tocco di Medioevo, ma, insomma, a tutto c'è un limite. O, forse, no, non sono indietro, sono avantissimo, sono i primi a essersi accorti che il mondo virtuale si serve di termini medievali come sito, portale, icona e si sono lanciati: "Come ci chiamiamo?" "Rendeteci il feudo" "No, non va bene" "I nuovi celtici" "Ma sei scemo?" "Ehi, com'è che si chiamava quella roba là, sai quella di Pontida, lì, la coalizione delle città lombardo-emiliane, dai". "Ma cosa? La Lega lombarda?" "Te la lì: Lega". E via che ci hanno fondato il partito su Second Life. Lega. Nel 2010. Su Second Life. Mi sa che hanno fatto confusione: loro credevano di giocare a "Dungeons and Dragons".

mercoledì 14 ottobre 2009

Fantozzi's coiffeur

È fin troppo fighetto: rigorosamente biologico, usa solo prodotti naturali, tinture similhenné che se ne vanno man mano che ci si lava i capelli, propone tagli che durano nel tempo e si adattano al tuo viso più che alle mode e, di solito, non fa il brushing. Certo, dal parrucchiere di virginie si paga dazio, che siano dei maghi del taglio o semplici shampisti, sono tutti giovani, belli e fatui: omo i maschi, alternative le femmine. Non particolarmente simpatici, almeno non con una carampana quasi cinquantenne come la sottoscritta, ma, insomma, non si può mica avere tutto dalla vita.
E vabbuono. Oggi, dunque, avevo preso appuntamento per le due. Tutto sembrava come sempre. Tranne che ad accogliermi c'era lo stagista al suo primo giorno. Gentile alla nausea. È stato lui che, dopo avermi chiesto se non avevo troppa fretta, mi ha steso l'impasto colorante sui capelli. L'ha fatto con una cura estrema, un lavoro perfetto (almeno spero) e ci ha messo un tempo infinito. Ma, vabbè, da qualche parte bisogna pur cominciare. Poi, però, dopo i 40 minuti consacrati al casco è toccato a lui lavarmi i capelli. Squisito: "è comoda?" "la temperatura dell'acqua va bene?" "mi dica se qualcosa non va". virginie, pure se non sempre ne ha l'aria, è estremamente conciliante e tutto sembrava perfetto, in attesa del massaggio lavante. Poi la doccia. Letterale. Lo stagista mi ha innaffiato la faccia, fatto colare il rimmel, bagnato il collo, inondato il golf (malgrado la cappa): una strage. E io sono scoppiata a ridere. Abbiamo riso entrambi di gusto per almeno trenta secondi. Quasi soffocavo. Ma lo sa il culo che ha avuto lo stagista a non lavare i capelli a una francese?

sabato 26 settembre 2009

Oligarchia

Il primo post residuo del vecchio blog è fuori tema, ma lo lascio perché non mi sembra così improponibile. Neppure oggi, addì 17 marzo 2010

Magari, anzi è pressoché certo, qualcuno l'avrà già definita così: non importa, io ci sono arrivata solo ora. Parliamo di dittatura, ma, in effetti, è una dittatura parziale, soprattutto mediatica, ma, anche lì, solo parzialmente. Magari sta studiando da dittatura, ma per ora no, non è una dittatura. Gli altri la chiamano democrazia (parola bellissima, che vorrebbe dire, lo ricordo perché sembra sia stato dimenticato, governo del popolo, ma parola cui, nell'accezione comunemente usata, mi sento estranea. Se questa è democrazia, perdiana, no, non sono democratica, grazie) ed è evidente che mentono. In democrazia chi ha la maggioranza decide, e ci mancherebbe. Ma non pretende di zittire qualunque voce di opposizione, non agita il pugno da padrone, non si fa beffe di una metà circa del popolo sovrano che la pensa diversamente, non calunnia gli avversari etc. etc. etc. Viceversa in un'oligarchia quei pochi che sono al potere fan quel che gli pare e sono coerenti al sistema.
Sto parlando di Italia, ovvio. Ma non solo. Una cosa per cui soffro e che mi dà molto da pensare è che vedo i miei compatrioti sempre più egoriferiti, sempre più italianocentrici, sempre meno interessati all'altrove. Sarei probabilmente identica se, come voi, vivessi in Italia, ma, come chi mi segue sa, vivo in Francia da quasi 13 anni. E, in casi come questi, ne sono estremamente felice. Vivere in Francia mi dà la possibilità di relativizzare, di vomitare su Libero, certo, ma anche di insozzare un poco La Repubblica, di cui ho firmato l'appello e che difendo, sia chiaro, ma che mi ha rotto gli zebedei da quel dì. Dal dì, precisamente, in cui pubblicò in prima pagina come titolo di testa le lamentazioni della Lario i cui strali, in quel tempo andato, colpivano il marito e la Carfagna. Conosco le obiezioni e trovo sacrosanto pensare che l'etica di un primo ministro sia rilevante, ma non me ne frega niente, giuro niente, di poter pensare solo a quanti peli conserva il nano (o similia della stessa rilevanza politica e giuridica, fatta eccezione, eventualmente, per i suoi trascorsi con minorenni, di cui, però, ormai si tace). Mi fa specie la ministra che querela Repubblica solo dopo che i nastri, penalmente non rilevanti, delle sue conversazioni piccanti con un'altra ministra e con il premier, sono stati distrutti ed è ovvio stigmatizzo e approvo che se ne scriva. Quello che disapprovo è che tutta l'opposizione, l'indignazione, l'informazione si arrotolino e arrovellino solo su questo. E che diamine: è un dato di fatto, Berlusca-Caligola fa ministre le sue manze invece di nominare senatore il suo cavallo: orribile, inconcepibile, deplorevole sicuramente, paradossale, ridicolo etc. etc. fondamentale no. Fondamentali mi sembrano il conflitto di interessi, le relazioni del nostro con la mafia, il baratro in cui ha trascinato l'Italia, le menzogne sull'Aquila, sull'Expo, i Bot che rendono meno di zero, la privatizzazione dell'acqua, le morti bianche, il dominio della camorra, esempio più riuscito di realizzazione del capitalismo (lo dice Saviano, neh, io copio soltanto) etc. etc. etc.
Parlavo d'Italia, scrivevo. Ed è vero solo in parte. Per come la vedo io, comunista che verrebbe radiata da qualsiasi partito comunista del mondo, l'oligarchia è il sistema di questo nostro mondo occidentale. Stiamo sempre a parlar d'altro: Michelle Obama non ha baciato Berlusconi. E allora? È una notizia? Ancora non so se Obama mi piace quanto basta, mi è chiaro, però, che ha le mani legate. Se vuole la sua riforma, banale, normale nel resto del mondo occidentale, sulla sanità, cederà sul fronte delle banche (o su un altro, qualsiasi, petrolio, Iran, Israele, o su tutti questi insieme e molti altri). E questo è quello che chiamiamo democrazia: un sistema in cui pochi decidono per tutti sulla base di compromessi che mirano fondamentalmente a riempire più tasche possibili. Sembra banale e lo è. Ma, non so perché, non lo leggo in nessun luogo.
Licence Creative Commons
Ce(tte) œuvre est mise à disposition selon les termes de la Licence Creative Commons Attribution - Pas d’Utilisation Commerciale - Pas de Modification 3.0 non transposé.