martedì 27 ottobre 2009

Partito Demente?

Questo è il più fuori tema di tutti, ma vabbè.


Se mi ostino a scrivere qui dentro è perché, come dice la mia biografia qui a fianco, sono un'aliena alienata: non trovo un cane che la pensi come me né che mi segua. Penso strano, mi occupo di cose strane, donchisciotta che si batte contro mulini a vento che sono la sola a vedere. E vabbè, dal mio Hyde Park Speaker's Corner privato arringo a un pubblico più inesistente che invisibile. Amen.
E veniamo al dunque: l'oggetto dei miei strali odierni è il Pd. Ma va? diranno sarcasticamente i miei due lettori. E no, bambini, errore, stavolta nel mirino non stanno i vertici del partito demente, bensì, udite udite, gli elettori. E dai, non fate così, non son mica così scontata da sgridarli perché hanno incoronato Bersani. Ci mancherebbe: dopo tutto sono fatti loro. Sono esterrefatta perché ci credono. Perché continuano a crederci piuttosto. Prendete questo signor Pierpaolo Farina che non so chi sia ma sono certa sia un'ottima persona. Oggi ci propone un post dal titolo eloquente: Vola Pd, vola, che Rutelli se ne va. Capisco l'entusiasmo per la fuoriuscita di Rutelli & company. Ma (no, va urlato): MA avreste la bontà di rispiegarmi perché avete "creato" il Pd? Come tutti sanno, c'era una volta il Pci, poi (come ho già emotivamente riassunto sul vecchio blog), una volta caduto il muro, Occhetto ha pensato bene di trasformarlo in Pds, Partito Democratico della Sinistra. Poi hanno tolto la parola Partito, che faceva pensar male, e sono rimasti Ds, Democratici di sinistra. Infine si sono fusi con la Margherita di Prodi, MA ANCHE di Rutelli, hanno rimesso il Partito ma hanno definitivamente fatto fuori la Sinistra (e non c'è bisogno di lezioni di semantica per capire). Ora esultano perché Rutelli (e, si spera, Binetti con la sua corte di teodem neocon) se ne va. No, ma dico, vi pare valesse la pena di fare tutto 'sto casino per far entrare nel partito Madonna Rosi Bindi (santa subito: sono pressoché certa che sia più a sinistra di Bersani o, se non altro, che sia meno liberale), il signor Romano Prodi, Harry Potter-Franceschini e qualche altro pugnetto di ex democristiani di sinistra? Riformulo perché qualcuno ha letto ma nessuno ha risposto: ma perché nessuno si arrabbia se il neosegretario non spiega che il progetto sul quale hanno chiesto il voto alle primarie di due anni fa (e che, fino a ieri, dunque anche fino alle primarie del 2009, era valido) è fallito? E qual è il nuovo progetto? E cos'è il Pd?


Ultim'ora: sul tema riflette anche Emanuele Macaluso, volutamente ambiguo (o no? ;)

venerdì 23 ottobre 2009

Odio gli indifferenti

Superfuoritema, ma mai abbastanza ripetuto. ci sta, ci sta.

Lo so, ne avevo già pubblicata una parte sul vecchio blog di virginie, ma, ieri, grazie ad Alberto Cane, queste riflessioni gramsciane mi sono tornate sotto gli occhi. E le ripropongo. Perché, per me, sono un manifesto di vita: sono partigiana.
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti".
Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

Ma allora ditelo

fuori tema ma non troppo: se pensavo di votare via Internet, beh, significa che, forse, non sto in Italia ;)

Stamattina ero decisa: avrei votato per le primarie. No, niente paura, non sono improvvisamente impazzita, men che meno sono diventata piddina, sono sempre la solita veterocomunista mangiapreti, ma, confesso, uno schiaffetto al nano glielo avrei dato volentieri. Insomma qualche ragione per votare (scheda bianca, ça va sans dire) c'è. Alcune di quelle che avanza Gilioli su Piovono rane sono piuttosto convincenti. E, a mio avviso, non hanno torto neppure i due lettori che hanno scritto al proposito al Manifesto. Insomma, seppur riluttante, avrei votato per le primarie.
Così sono andata armata di buona volontà sul sito del Pd per registrarmi e tentare di votare via Internet. Serissimi: ti chiedono documento, cellulare, indirizzo, mail e già ero un filino inquieta per lo spam che il cedere tutti questi dati avrebbe sicuramente provocato. Poi ti chiedono di sottoscrivere una dichiarazione. Questa: "dichiaro di riconoscermi nella proposta politica del Partito Democratico, e di sostenerlo alle elezioni; di accettare di essere registrato nell’albo pubblico delle elettrici e degli elettori, istituito e consultabile secondo le modalità dell’art.42 dello Statuto del PD". Ho provato a non sottoscriverla ma non passa: la dichiarazione è obbligatoria. Perciò ho ricambiato idea: non voterò alle primarie del Pd. Ma, che sia chiaro, non è colpa mia: è il Pd a non volere il mio voto

giovedì 22 ottobre 2009

Semantica?

anche questo è fuori tema, ma continua a piacermi

Ohibò, non so quando è successo, ma una sera mi sono coricata e il giorno dopo, come niente fosse e senza neppure sospettarlo, mi sono risvegliata su Second Life. Impossibile accorgersene: il mio avatar è identico a me, compresi i nei maldisposti e gli sbalzi umorali. Identica è pure la casa, il marito, i vicini, la portinaia, il quartiere. Certo, però, qualche indizio c'era. Per esempio i nomi dei partiti. Quello più a sinistra, quaggiù a Second Life, si chiama "Partito Democratico". Dico, anzi, ripeto, "Partito Democratico": ma non vi fa ridere? Come ho potuto cascarci? "Partito Democratico", manco fossimo negli Usa. De-mo-cra-ti-co, il grado zero della politica. "Cosa sei tu?" "Democratico", no, ma vi aspettate che vi dica "Fascista"? O "Comunista"? "Democratico", una risposta buona per tutte le stagioni e a qualsiasi latitudine. Domandate a qualcuno, una persona qualsiasi, se si sente antidemocratico e contate le risposte positive. A parte gli originali, qui a Second Life tutti sono democratici.
Poi ce n'è un secondo "Italia dei valori". "Italia dei valori"? Quali valori? Valori di chi? I miei e quelli di Brunetta, per non parlare sempre dello stesso nano, non coincidono. Roba da slogan Anni 80, l'"Italia dei valori" vale l'Italia del Mulino Bianco. "Italia dei valori: panforte Sapori". No, fermatevi, pensateci davvero, assaporate il condensato di retorica del nome: "Italia", con quanto suggerisce di patria, appartenenza, orgoglio etc. etc., "dei valori". È chiaro che l'ha scelto un guru del marketing 'sto nome, dai. Ma un guru di Second Life, per certo.
Infine un terzo, "Popolo della libertà". Qui siamo all'apoteosi. Come ho fatto a pensare che nella realtà potesse esistere un partito con un nome così pomposamente idiota. Ma, andiamo, "Popolo - della - libertà". Se "Italia dei valori" è un concentrato di retorica qua entriamo nel buco nero della scienza populista della comunicazione. "Popolo della libertà" si capisce che va bene per Pinochet come per Pol Pot. "Avanti, Popolo della libertà". Peggio che democrazia, sotto la coperta della libertà ci si ficca di tutto, in realtà qui a Second Life il nome fa riferimento giusto alla libertà dalle manette.
Nomi ridicoli, degni della Second Life nella quale sono precipitata. Anche se c'è un altro partito che mi lascia perplessa: la Lega. Ma com'è che si sono scelti il nome? La Lega? Sì, vabbè, ho capito che per rifarsi ad Alberto da Giussano ci vuole un tocco di Medioevo, ma, insomma, a tutto c'è un limite. O, forse, no, non sono indietro, sono avantissimo, sono i primi a essersi accorti che il mondo virtuale si serve di termini medievali come sito, portale, icona e si sono lanciati: "Come ci chiamiamo?" "Rendeteci il feudo" "No, non va bene" "I nuovi celtici" "Ma sei scemo?" "Ehi, com'è che si chiamava quella roba là, sai quella di Pontida, lì, la coalizione delle città lombardo-emiliane, dai". "Ma cosa? La Lega lombarda?" "Te la lì: Lega". E via che ci hanno fondato il partito su Second Life. Lega. Nel 2010. Su Second Life. Mi sa che hanno fatto confusione: loro credevano di giocare a "Dungeons and Dragons".

mercoledì 14 ottobre 2009

Fantozzi's coiffeur

È fin troppo fighetto: rigorosamente biologico, usa solo prodotti naturali, tinture similhenné che se ne vanno man mano che ci si lava i capelli, propone tagli che durano nel tempo e si adattano al tuo viso più che alle mode e, di solito, non fa il brushing. Certo, dal parrucchiere di virginie si paga dazio, che siano dei maghi del taglio o semplici shampisti, sono tutti giovani, belli e fatui: omo i maschi, alternative le femmine. Non particolarmente simpatici, almeno non con una carampana quasi cinquantenne come la sottoscritta, ma, insomma, non si può mica avere tutto dalla vita.
E vabbuono. Oggi, dunque, avevo preso appuntamento per le due. Tutto sembrava come sempre. Tranne che ad accogliermi c'era lo stagista al suo primo giorno. Gentile alla nausea. È stato lui che, dopo avermi chiesto se non avevo troppa fretta, mi ha steso l'impasto colorante sui capelli. L'ha fatto con una cura estrema, un lavoro perfetto (almeno spero) e ci ha messo un tempo infinito. Ma, vabbè, da qualche parte bisogna pur cominciare. Poi, però, dopo i 40 minuti consacrati al casco è toccato a lui lavarmi i capelli. Squisito: "è comoda?" "la temperatura dell'acqua va bene?" "mi dica se qualcosa non va". virginie, pure se non sempre ne ha l'aria, è estremamente conciliante e tutto sembrava perfetto, in attesa del massaggio lavante. Poi la doccia. Letterale. Lo stagista mi ha innaffiato la faccia, fatto colare il rimmel, bagnato il collo, inondato il golf (malgrado la cappa): una strage. E io sono scoppiata a ridere. Abbiamo riso entrambi di gusto per almeno trenta secondi. Quasi soffocavo. Ma lo sa il culo che ha avuto lo stagista a non lavare i capelli a una francese?
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