giovedì 10 dicembre 2009

C'era papà

scusate il fuori tema: virginie è pur sempre milanese

«Era metà pomeriggio, stavo tornando a casa e mi sono fermato a far benzina. In effetti l’ho saputo da lui, dal benzinaio: "Ha sentito? Hanno messo una bomba alla Bna di Piazza Fontana". E come un lampo mi è venuto in mente che mio padre era là. Trattava lubrificanti per macchine agricole, quel giorno c’era il mercato. Ho girato la macchina e sono corso. Al cordone di polizia ho spiegato, mi hanno fatto passare. E così ho visto i primi morti. Ma lui non c’era. Neanche tra i vivi lì attorno però. A casa neppure. Ho pensato: disperso in giro? In ospedale? Ma quale? Allora sono andato in questura, per chiedere. E ci ho trovato mio fratello Giorgio, arrivato lì per lo stesso motivo. Ci hanno mostrato un elenco di nomi: niente. Stavo quasi per tirare il fiato. Finché invece un funzionario ci ha detto che "in realtà abbiamo un morto non ancora identificato". Ci ha accompagnato in obitorio. Hanno sollevato un lenzuolo. Sotto c’era papà». Paolo Silva, figlio di Carlo Silva, vittima della Strage di Piazza Fontana

Questo brano l'ho ricevuto oggi, da una testata che si chiama "L'avvenire dei lavoratori" e che ha pure un sito www.avvenirelavoratori.eu
Sono socialisti, alcuni vecchio stampo, altri meno, a volte li leggo con estremo interesse, altre meno.
In questo caso, con la testimonianza di Paolo Silva, hanno colpito duro, dritto, al cuore e al cervello insieme. Come si evince dalla mia biografia qui a lato sono milanese: il giorno della strage di Piazza Fontana avevo sette anni e mezzo. Me lo ricordo. Non ricordo telegiornali, né la reazione dei miei genitori, ma ricordo bene la maestra che ce ne parla. Ricordo che nessun milanese poteva non sapere e non soffrire. Da poco dopo so, come sapeva Pier Paolo Pasolini. Sappiamo tutti chi sono i colpevoli eppure quarant'anni dopo l'impunità come la vergogna sono ancora lì. Darei un dito per essere a Milano sabato, il 12 dicembre, e non ci sarò. Non posso. E me ne struggo. Il 12 dicembre è una di quelle date-mostro che non posso dimenticare e che sono per sempre legate a una sola cosa: piazza Fontana. Sulla quale si innestano la mia infanzia, Milano, le stragi di stato, gli Anni 70. Non ho dimenticato. E, in questo caso, neppure perdonato.

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