mercoledì 31 marzo 2010

Il fondo del barile (anche allora era tempo di elezioni)

venerdì, 12 maggio 2006

Raschia raschia qualcosa si raccoglierà ancora: ho ricevuto la cartolina per le elezioni comunali di Milano. Non solo io, pure mia sorella. E basta. Altri parigini milanesi no. A quanto pare, ho appena telefonato all'Ufficio Elettorale di Milano, ho diritto a partecipare alle elezioni del vostro sindaco, cari ex concittadini. Non si capisce, e l’impiegata che mi ha risposto ne sa parecchio meno di me, perché io riceva questa cartolina per la prima volta (quattro anni fa manco l’ombra, tanto per dire) né si capisce perché la mia amica Ale, per esempio, milanese che sta qui da vent’anni, non l'abbia ricevuta mai.
Il fatto è che, in maniera del tutto incongruente e grazie al completo delirio amministrativo globale, potrei contribuire a votare due sindaci: il vostro e il mio, quello di Parigi.
A questo punto mi piacerebbe rivendicare un diritto pure per quello di New York.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)



(nella foto: quadro in vendita su Terranova)

martedì 23 marzo 2010

Aspettando Hemingway

giovedì, 11 maggio 2006

Vabbè, d'accordo, l’ho detto un milione di miliardi di volte, io a Hemingway ho sempre preferito Scott Fitzgerald e non me ne frega una cippa se siamo d’accordo solo la mia amica Luciana (nel frattempo ne ho recuperata un’altra, Ligia). Però, anche se là ci andavano entrambi, anche se entrambi hanno abitato a Parigi e anche se erano due spugne da far invidia a Capitan Trinchetto, nel caso specifico Hemingway suona meglio per il mio programma serale. A Parigi, finalmente, sembra sia primavera, con tutto il trallallà che la segue: profumi, voglie, fregole, luci, sguardi e via enumerando incantati. Perciò stasera voglio ffa’ l’ammericana, dunque rendez-vous con Pinocchietto per un Oyster cocktail alla Closerie des Lilas: tre ostriche Special (di quelle quattro stagioni) annegate nel Bloody Mary. Poi passeggiata, cinemino, cenetta, cannetta, letto. Elle n’est pas belle la vie?


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)



(nella foto: Ernest e Fidel, 1960)

domenica 21 marzo 2010

Bambola stonata

Savez-vous qu'est-ce que c'est "una sòla"? E no che non ce lo sapete: una sòla è un pacco, una fregatura, una cosa praticamente intraducibile. Se "ti tiro un pacco", je te pose un lapin, ma se un film, uno spettacolo teatrale, una mostra è un pacco, diventa una "déception" o, al limite, un "navet" oppure addirittura un'"arnaque", un imbroglio. Vabbuò, tanto per cambiare, son quella dalla premessa lunga. E, a volte, rifletto per giorni, manco fossi un mammut.
Morale: il 5 marzo sono andata a vedere l'ennesima messa in scena di "Casa di bambola", dramma ibseniano che ho già visto in nonsoquante versioni. La ragione principale che mi ha spinto a ri-vedere "Maison de poupée" era la presenza di Audrey Tautou. Come per qualsiasi pirla che va a teatro solo per vedere le star. Sì, no, forse. A me, a dispetto di quanti la trovano detestabile, Audrey Tautou piace. virginie ha trovato Il favoloso mondo di Amélie irresistibile, anche se mille miglia lontano da Delicatessen (ma non era con la K?), firmato pur'esso da Jean-Pierre Jeunet. Insomma, non foss'altro perché Audrey Tautou È Amélie Poulain, virginie un po' la ama. Ergo era curiosa di vederla a teatro.
Mal glie ne incolse: una merda. Insopportabile. La scelta della regia, riassunta in una frase di Ibsen che penso sia inutile tradurre "La vie n'est pas triste - la vie est ridicule - et ça, c'est insupportable!" (frase peraltro squisitamente condivisibile), si traduce nella rilettura di Ibsen in chiave comica. Un dramma che ambisce a diventar commedia. Non è neppure la prima volta: è la stessa scelta, altrettanto deplorevole (non da un punto di vista concettuale: tutto si può fare, ma bisogna esser capaci), che operò Robert Hossein, direttore del Théâtre Marigny, quando mise in scena Hedda Gabler alcuni anni or sono: Hedda Gabler versione vaudeville, con Emmanuelle Seigner nei panni di Hedda. Patetico. Anzi peggio: ridicolo. (Per fortuna, non molto tempo dopo, mi sono riconciliata con Ibsen, Hedda etc. etc. quando ho rivisto nei panni della protagonista di "Hedda Gabler" la sublime Isabelle Huppert). Voilà: mi spiace per i francesi, ma Ibsen versione commedia non funziona. Almeno nelle due versioni che mi sono sorbita finora. Di più: fa quasi vomitare. Come fa vomitare la recitazione, volutamente ridicola, infantile, sopra le righe etc. etc. di Audrey Tautou nei panni di Nora, la protagonista di "Casa di bambola". Non è colpa sua, lo so, è la scelta del regista (e co-protagonista) Michel Fau. Ma fa vomitare lo stesso.

Al Théâtre de la Madeleine fino al 27 maggio

Prepuzio party

martedì, 02 maggio 2006

Ormai sapete tutti che virginie è un’aliena, dunque niente di strano se ha qualche facoltà da camaleonte.
Allora, stamane, per la prima volta nella mia vita, ho assistito a un “Brit millà”, patto della circoncisione (con relativa millà: e zac). Gabriel, il nuovo nato, non poteva certo sapere cosa lo attendesse all’ottavo giorno, ma a dire al vero ha lanciato un timido “bè” solo quando gli hanno levato il pannolino. Per il resto pare non abbia sentito nulla: neppure un vagito.
Da atea di provenienza cattolica mi sono sentita all’interno di un film: i miei amici genitori sono ebrei argentini, dunque gran parte dei presenti era di lingua spagnola. C’era poi qualche americano e un paio di intrusi (come me, insomma). Credo neppure un francese. Nella Babele che si è creata, gli uomini hanno indossato la kippa (ebrei e non) e si sono alzati i canti in ebraico. Un bel rito, direi. E, soprattutto, un vero rito alieno: una “Brit millà” nel cuore di Parigi (la casa dei miei amici ha addirittura una superba vista sulla Tour Eiffel) tra ispanofoni e anglofoni dal volto semita che si dividono tartine e canapé.
Mazel tov.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

sabato 20 marzo 2010

Italiana all'estero

giovedì, 23 marzo 2006

Stamane è arrivata l'agognata busta dal Consolato. La apro trepidante, leggo le istruzioni e scopro, ohibò, che a differenza della maggior parte degli italiani in Italia (fanno eccezione, se non sbaglio, i valdostani), posso esprimere una o, al massimo, due preferenze. Mi tremano i polsi, sarà vero? E se poi mi invalidano la scheda? Già noi italiani all'estero votiamo prima (le nostre schede devono arrivare all'Ufficio consolare entro le 16 - ora di Parigi, dove mi trovo e dove voto - del 6 aprile) e anche questo non mi piace affatto. Comunque, cerco di lasciare da parte le mie dietrologhe perplessità e apro le schede. Difficile da confessare ma giuro che mi prende un nodo alla gola e gli occhi mi si riempiono istantaneamente di lacrime. Ma che roba è?

Riporto la scheda della Camera dall'alto in basso:
"Per l'Italia nel mondo con Tremaglia"
"Di Pietro Italia dei valori"
"Forza Italia - Berlusconi Presidente"
"Partito degli italiani nel mondo"
"Casini - Udc"
"L'altra Sicilia per il Sud"
"Mastella - Udeur popolari"
"Alternativa sociale con Alessandra Mussolini"
"Lega nord - Padania - Movimento per autonomia"
"Amare l'Italia"
"L'Unione - Prodi"

C'è bisogno di commenti? Perché gli italiani all'estero non possono votare come tutti gli altri? Il mio partito non figura nell'elenco, il che, ça va sans dire, significa che mi troverò a votare l'Unione, ma mi sento mostruosamente mutilata nel mio diritto di voto.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

venerdì 19 marzo 2010

Giusto giusto oggi

mercoledì, 18 gennaio 2006

Oggi sono nove anni che vivo a Parigi, nove anni, dunque, che convivo con Pinocchietto.
Nove anni fa, il 16 gennaio precisamente, Pinocchietto arrivava a Milano con la sua Bmw, lavata per l'occasione, pronto a rapirsi Virginie e a portarla oltr'alpe. Virginie ha lavorato fino a sabato 17 sera, tipo fino alle 9; doveva chiudere uno speciale prima di abbandonare la redazione per Parigi. Così, Pinocchietto (l'ho già detto che è un sant'uomo, no? chi altri potrebbe reggere Virginie, se no?) ha pazientemente imballato i pochi averi di cucina di Virginie e poi, insieme, hanno cenato dai Virgogenitori.
L'indomani, ormai siamo al 18, è arrivato l'omino del gas, a sigillare il contatore, poco dopo raggiunto da quello dell'elettricità. "Cappuccino?" "E cappuccino sia". Siamo scesi in una via Sismondi ancora pressoché deserta la domenica mattina. "Ma non era là la macchina?" "Sì, no, forse". Ciulata. Sono arrivata a Parigi su un'auto a nolo.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

giovedì 18 marzo 2010

Trois fois rien

giovedì, 22 settembre 2005

Il suffit de trois fois rien. Come dire che basta un sospetto, un'inezia. Almeno in questo principio d'autunno che a Parigi sembra la più bella delle primavere. Nel mio caso è una questione di massa critica: attorno al metro e novanta. Preferibilmente sopra. Preferibilmente niente affatto sottili. Bistecche alla Nick Nolte, per intenderci. Resisto, ma li trovo irresistibili. Specie se il numero uno, che conosco da una vita, mi sfiora negligentemente i lombi e il fondoschiena. E il numero due, che ho appena incontrato, è galantemente esplicito. Sospirone. Ed estasi d'autunno


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

mercoledì 17 marzo 2010

Anche a Parigi contano le tette

martedì, 07 giugno 2005

Cazzeggio rapido rapido che il lavoro chiama: il 23% delle parigine avrebbe il giropetto (si dice così?) ideale, cioè tra 96 e 104 (96-104? alla faccia, mo' ci rientro anch'io, ma ecco... è l'unico vantaggio dell'ingrasso: crescono le tette). Visto che l'80% delle parigine non supera i 50 chili di peso ho un solo commento: magre e tettone, che culo.

(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

martedì 2 marzo 2010

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