giovedì 29 aprile 2010

Pennac-Costa 1 a 0

Oddio, a pensarci bene, non che fosse una gara. Giusto un incontro all'Istituto di Cultura Italiana. Lella Costa, ma io lo scoprirò lì, probabilmente perché ultimamente sono più distratta che mai, è qui per presentare la sua "quasi un'autobiografia", sottotitolo di La sindrome di Gertrude. Alle 18 e rotti c'è già un sacco di gente, anche se l'inizio è previsto per le 19. Praticamente solo italiani. Quasi. Però, è evidente, più che per la Lella, sono qui per Daniel. Pennac. La Lella, i giovani italoparigini mica ce l'hanno tanto presente. Pennac sì.
La Lella, che non ho mai conosciuto, ma mi viene da chiamarla così, per me è una pietra miliare. La Lella è come fosse un alter ego riuscito dove io ho fallito. La Lella è milanese al cubo, un po' come me. Anche se pronuncia le parole da attrice, la cadenza è quella, la mia. La Lella ha fatto pure il Carducci. Appena qualche anno prima di me. E poi, come me, non si è laureata. Eccetera eccetera. Ricordo che una volta, fuori dal Ciak, quello vero, quello di via Sangallo, dissi a Ferrentino (Sergio, coautore di testi per la Lella, insieme a Massimo Cirri, all'epoca) che mi ero riconosciuta al 100%. Lui mi prese, giustamente, per il culo, ma io mi sentivo proprio come aveva detto la Lella sul palco: "castana dentro", che è, da allora, una delle mie battute preferite.
Dunque la Lella, per definizione, io la amo (son narcisa, ce lo sapete). Pennac, invece, lo adoro. Anche se ha rifiutato la mia amicizia su Facebook chissà perché (è amico di un sacco di miei amici e io sarei stata tanto lusingata che mi sarei alzata di un centimetro, ma amen). Gliel'ho pure scritto che sarei andata ugualmente ad ascoltarlo anche se si era comportato da stronzetto con me su fb. E chissene (lui, io, tutti in coro). By the way: Pennac ha scritto quella straordinaria saga dei Malaussène che ha spinto gli italiani della mia generazione ad adorare Belleville. E io ora, anche se forse non per molto ancora, a Belleville ci abito. Strike.
Beh, Pennac dal vivo non lo avevo mai visto. Pensavo fosse molto intellettuale francese, e lo è, un po' schivo, e lo sembra, e magari non tanto tanto bravo a parlare in pubblico. Invece è un drago. Intanto ha delle enormi, bellissime mani, dalle dita lunghe e affusolate, e le muove benissimo. Poi racconta storie ricche di humour, poesia, immagini etc. etc. La Lella, invece, replica se stessa. Non sa improvvisare, quel che racconta è tratto da uno spettacolo. O sta scritto nel libro (che ho pure comprato, per amore, ma che non consiglio. Né sconsiglio se è per questo. Inutile, direi). È timida, va bene, ce lo so. Anch'io del resto. Però in pubblico io tiro fuori il segno zodiacale cinese e brandisco la tigre che è in me. Lei finge. E sembra fasulla. Così, alla fine, mi intristisco. E i ragazzi accanto a me confermano: la Lella non gli è proprio piaciuta. Ufffff

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