giovedì 20 maggio 2010

Noce e rivoluzione: Erri De Luca

Storia del noce e di Yunus lo zoppo
Abbiamo qui un amico, è del villaggio di Kareak nel Cerkesc. Vi sono cose nascoste in lui come nei grandi libri. Ha interesse per la gente istruita per le notizie della radio e per gli indovinelli. Il suo nome: Yunus. Accende il nostro fuoco e ci porta dell’acqua. Noi parliamo con lui degli alberi e dei giorni. “Verranno con certezza giorni più belli da vivere”. Intanto nelle nostre chiacchiere c’è la tristezza di un noce tagliato e venduto. Lo conosciamo il suo noce stava nel cortile a sinistra della porta. Yunus aveva sei anni quando è caduto da un ramo del noce per questo ha una gamba zoppa. I buoi amano gli zoppi perché gli zoppi vanno sempre pensando hanno buon cuore perché camminano a rilento i buoi amano gli zoppi. I noci non amano gli zoppi: non possono saltare fino ai frutti non possono arrampicarsi sugli alberi e scuotere i rami i noci non amano gli zoppi. Buffa storia l’amore: quelli che non sono amati non si buttano tutti a fiume necessariamente. Gli uomini sono esseri ingegnosi. Gli uomini sanno amare senza essere amati. Buffa storia l’amore, buffa storia quella del noce e di Yunus lo Zoppo. Lasciava cadere le noci in settembre, le foglie restavano verdi fino a novembre. E quando sopra la strada di Cerkesc l’ora della preghiera del mattino arrivava scintillando i suoi rami si risvegliavano più presto delle donne. Al sole la sua ombra era famosa al vento parlava solo e Yunus tutte le mattine passava sotto i suoi rami. Pensare, per Yunus, non era una cosa sacra né un’infelicità né una felicità. E la morte era per Yunus un villaggio dal quale certo non si ritorna ma sul quale non c’è niente da pensare. Lasciava cadere le noci in settembre, le foglie restavano verdi fino a novembre le radici andavano lontano sotto la terra i rami guardavano Yunus dall’alto era talmente alto e largo che se ti sdraiavi la notte accanto al tronco non vedevi le stelle. Yunus non sapeva perché di giorno le stelle si spengono e nemmeno che la terra è tonda e gira attorno al sole. Di tutto questo siamo stati noi a parlarne e lui non è rimasto a bocca aperta. Lasciava cadere le noci in settembre, le foglie restavano verdi fino a novembre non si poteva abbracciarne il tronco tenendosi per mano in tre e Yunus tutte le mattine passava sotto i suoi rami.
Dei musulmani della Cina , dei rinoceronti col corno sul naso, dei microbi che vivono in una goccia a migliaia Yunus non aveva idea. Il giorno che lo imparò da noi non restò a bocca aperta. Lasciava cadere le noci in settembre, al sole la sua ombra era famosa al vento, parlava solo, le foglie restavano verdi fino a novembre.
Un giorno mentre Yunus accendeva il fuoco e ci dava l’acqua gli abbiamo detto: “Siamo i tuoi servitori, Yunus, tu sei il padrone”. Fu allora che Yunus restò a bocca aperta. Lasciava cadere le noci in settembre al vento parlava solo era talmente alto e largo che non si poteva abbracciare dandosi la mano in tre. Se ti sdraiavi la notte accanto al tronco non vedevi le stelle la notte scorreva su lui come l’acqua le radici andavano lontano sotto la terra i rami guardavano Yunus dall’alto. “E’ pesante il lavoro al villaggio, sicuro e il corpo, te lo schiaccia. Siediti per terra e guarda da tutte le parti: chi sa in quale tana la sciagura è in agguato ti colpirà certamente, sfuggire è impossibile…” La sciagura ha colpito Yunus. “In questo mondo non abbiamo vissuto ce ne andiamo come siamo venuti. Istanbul è bellissima, m’han detto il Destino non mi ha permesso di vederla ma chi sa perché trenta case su sessanta non hanno pecore…” Yunus non aveva pecore. “La pietra che lanci non colpisce l’uccello che vuoi. Il mondo ormai va in treno. Il mondo non s’appoggia più tra le corna di un bue. Ma il bue per noi è mani e piedi è duro vendere il bue e morire a metà, senza il bue sei capace di tutto…” Il bue di Yunus fu venduto. “La fine delle strade per certo è vicina tutto quello che succede oggi è al di là della ragione. La terra è un pezzo di sapone: scivola tra le mani. Ogni creatura ha casa in qualche posto il lupo non ha casa in nessun posto quando la terra ti scivola dalle mani diventi un lupo…” La terra di Yunus gli è scivolata dalle mani. Lasciava cadere le noci in settembre le foglie restavano verdi fino a novembre al sole la sua ombra era famosa era alto e largo quanto voleva. Yunus pensa a lui di continuo più affonda e più se ne ricorda le sue radici eran lontano sotto la terra non domandava niente non esigeva niente parlava al vento tutto solo. La solitudine ha messo a terra Yunus il suo sudore è colato sulla terra di altri per paura che il suo noce sparisse di notte lo vegliava fino all’alba senza dormire. Le sue radici andavano lontano sotto la terra i suoi rami guardavano dall’alto Yunus. Di un bel noce si fanno delle mensole che si può fare di Yunus lo Zoppo? Vengono i grandi freddi, riparati se puoi del noce si fanno mensole non potrai resistere
vendi il noce, Yunus. I galantuomini non tessono il kilim per quelli che non hanno niente peggio per il noce, Yunus, peggio per te. Nei grandi freddi i lupi sono affamati del noce si fanno mensole. La ragione entra con ritardo nella testa di un turco vendi il tuo noce, Yunus. I galantuomini non tessono il kilim per quelli che non hanno niente peggio per il noce, Yunus peggio per te. Per il lupo senza capanna era una capanna del noce si fanno mensole era mezzo albero mezzo uomo vendi il tuo noce Yunus. Come un morto tutto nudo è steso sulla neve del noce si fanno mensole gli tagliarono braccia e rami vendi il tuo noce Yunus, i galantuomini non tessono il kilim per quelli che non hanno niente peggio per il noce, Yunus peggio per te. “Il mattino appartiene a qualcuno il sole non resta sempre dietro le nuvole, i giorni più belli da vivere con certezza verranno…” Intanto nelle nostre chiacchiere c’è la tristezza
Di un noce tagliato e venduto.

La poesia, di Nazim Hikmet, è lunga e la storia di Yunus e del suo noce era più chiara ieri, quando a raccontarla erano le labbra di Erri De Luca. Erri narrava di questo albero immenso, l'unico bene di Yunus, che dà noci e ombra e riparo. E sotto il quale si raccoglie l'intero villaggio. Finché Yunus lo zoppo non si decide a tagliare il noce e a venderlo.
Erri parla del XX secolo, quello che ha visto un sacco di rivoluzioni, e della sua generazione, "l'ultima generazione rivoluzionaria". Dice "per quelli come noi due sono gli sbocchi: o diventi bandito o diventi capo di stato. Come Stalin, ma anche come Mandela. Prima eran banditi poi son diventati capi di stato, noi siamo rimasti dal lato dei banditi". E conclude: "Il nostro noce era la rivoluzione e anche se il noce è stato tagliato io non dimentico che sono stato alla sua ombra". Grazie, Erri De Luca, non morire mai, per favore.

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