sabato 31 luglio 2010

Fondamentali da bar

venerdì, 22 settembre 2006

Ho risolto un tipico problema esistenziale delle 19.30: perché a Parigi non si riesce a bere un Martini (inteso come cocktail) decente. Lo fanno con il Noilly Prat. E a nessuno è mai venuto in mente che se si chiama Martini e non Noilly Prat ci possa essere magari una ragione. Morale: se passate da Parigi il Martini è meglio veniate a berlo chez virginie. Giurin giuretta.


(foto ©mixshakeandpour.com)


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

venerdì 30 luglio 2010

Vuitton Marx?

mercoledì, 20 settembre 2006


Avrei prefe- rito me lo la- scias- sero stare. Passi che il bel viso warholizzato del Che illustri di tutto e di più, ma Karl, Carletto mio, che avrà mai a che spartire con le borsette più copiate del pianeta? Io non lo so, ma leggo or ora che Louis Vuitton pubblicherà il 23 novembre un’opera, “Karl Marx, il Cristoforo Colombo del Capitale”, in collaborazione con la rivista Quinzaine littéraire (mica cazzi), in cui saranno raccolti una serie di testi del Carletto attorno al viaggio. (Precedentemente i due soci, che si dedicano a quest’azione nefanda dal 1994, hanno edito Walter Benjamin, Jacques Derrida e Marcel Proust, tra gli altri). E che diamine, che c’azzecca, direbbe Di Pietro? Direi di ripristinare al più presto la legion del disonore. Assegnata, per oggi, all'unanimità dei miei neuroni.


(immagine 1: http://media.photobucket.com/image/monsieur%20louis%20vuitton/ilvoelv/LouisVuitton.jpg
immagine 2: http://dndf.org/wp-content/uploads/2009/01/marx.jpg)


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

giovedì 29 luglio 2010

Un’expo di cui probabilmente nessuno parlerà (in Italia)

lunedì, 11 settembre 2006

Chiamatela come volete, foss’anche arte concettuale. Romuald Hazoumé non sarebbe d’accordo, ma non importa. Per lui, l’autore, è la sua arte, pura arte africana al massimo, più precisamente del Benin (vedi Africa Blues). La mostra inaugurata oggi per la stampa al Museo del Quai Branly si compone di una sola opera, maestosa, La Bouche du Roi, la bocca del re (“viene dal nome dell’estuario del fiume Couffo”, spiega Hazoumé, “che i portoghesi hanno chiamato «a boca do rio», la foce del fiume, e i francesi hanno più tardi trasformato in «bouche du roi» per ignoranza”): 304 maschere fatte con i bidoni di benzina che ricostruiscono al suolo la struttura di una nave negriera. L’impatto è forte, ma, soprattutto, è forte Romuald Hazoumé. Impossibile riassumerve- lo, ma un’idea del personaggio la danno le opere in preparazione: “Ong’s Bob” e “Fais comme chez moi”. “Ong’s Bob” è un bidone raccoglifondi per i poveri d’Europa, mentre nel caso di “Fai come a casa mia” Romuald Hazoumé non illustra l’oggetto ma il soggetto: “è il modo in cui si comportano Europa e Stati Uniti nei confronti degli africani, non sono i benvenuti”. A buon intenditor.


(immagine 1: http://www.octobergallery.co.uk/images/760x570/hazoume_laboucheduroi.jpg;
immagine 2: l'interno di una nave negriera: http://www.potomitan.info/ki_nov/images/bateaunegriere.jpg)

mercoledì 28 luglio 2010

E la chiamano aristocrazia

giovedì, 27 luglio 2006

Ha 70 anni ed è ancora bella: di quella bellezza che il tempo non cancella, una figura snella, alta, con le membra lunghe e quel pizzico di civetteria che solo le donne che sono state molto ammirate da giovani sanno conservare con garbo anche in età. Per di più è lucidissima, instancabile, attiva, intelligente. E pungente. Se i ranghi di nobiltà avessero un senso la signora sarebbe contessa, per matrimonio, ma a sua volta è nobile per nascita e di ben più antica aristocrazia. Oggi, per tutti, è Madame e tutti, compresi i suoi figli, le danno rigorosamente del voi. Ma Madame, professione castellana, non rinuncia a qualche vezzo. Con virginie ci ha giusto provato: davanti a un’opera, realizzata per un’Esposizione universale dei tempi che furono, da estrosi produttori di articoli da pesca. L’opera in questione contempla una serie di galleggianti “sui quali - spiega Madame - appaiano le insegne dei re presenti all'inaugurazione. Vede? Questo è per la corona d’Inghilterra, qui c’è il re di Spagna e qui, oh, ma che diavolo ci fa il duca di Savoia?”. Sospende nel vuoto la sua domanda retorica in attesa della mia reazione, io sorrido e fingo di non capire. Quando il silenzio si fa troppo lungo e un tantino spesso tocca di nuovo a lei: “Ah, già, che sciocca, a quell’epoca era re d'Italia”.
La frecciatina cade nel vuoto ché noi italiani ai nostri primi e ultimi re non ci teniamo davvero, il puttaniere pretendente Vittorio Emanuele lo regalerei volentieri a chiunque ne avanzi richiesta e con me penso e spero la stragrande maggioranza di noi. Madame, però, da ex cacciatrice, a far sgorgare almeno un filino di sangue non rinuncia. E la sua vittima è la guida. Madame possiede, oltre al castello, un magnifico orto che ci porta a visitare. La guida ci lascia alle cure della castellana, a pochi passi, e volge il bel viso verso il sole quasi al tramonto. Madame la vede e lancia: “Le piacerebbe, eh, stare ad abbronzarsi qui dentro invece che sul suo misero balconcino di città”. La guida sbianca e finge di non sentire, io guardo Madame come se fosse pazza ma il mio angelo custode non mi suggerisce neppure una battuta; così mi limito a fissarla negli occhi sperando che almeno una goccia del mio disprezzo riesca a trafiggerla. Alla faccia della classe.


(nella foto: Il Château de la Bussière, www.chateau-labussiere.com)


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

martedì 27 luglio 2010

Paradossi d’Europa

mercoledì, 26 luglio 2006

Le mie nipoti hanno un doppio cognome. In Francia è consentito: così le bimbe hanno preso entrambi i patronimici, paterno e materno. Quello che ci teneva di più era mio cognato, francese di origine algerina, che, visti i tempora e i mores, preferiva che le sue figlie avessero anche un cognome decisamente europeo da aggiungere al suo, smaccatamente arabo. Non si sa mai.
Fin qui tutto bene. La trappola arriva poi: l’Italia il doppio cognome non lo riconosce e non lo accetta. No problem per la prima, grande viaggiatrice, che ha già il suo passaporto da mo’. La seconda, invece, ha appena tre settimane e per essere portata in Italia ha bisogno di essere in qualche modo identificata. La cosa più semplice sembrava (sembrava) metterla sul passaporto di mammà. Eh sì, bravi, ma col doppio cognome non si può. Risultato: l’allegra famigliola ha dovuto spostare tutti i voli, sorbirsi il caldo metropolitano e un sacco di burocrazia suppletiva perché Maya ha dovuto fare la sua carta di identità, che in Francia è più complicata da ottenere di un passaporto da noi e richiede almeno dieci giorni di tempo. Ora sul documento figura una foto di quando Maya aveva dieci giorni alla quale già adesso assomiglia solo vagamente: gran bella prova di identificazione visto che quando rientrerà sarà tutto un altro bébé. Ma che andassero un po’ in mona.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

domenica 25 luglio 2010

Quando manca il senso del ridicolo (Un mondiale fa/2)

mercoledì, 12 luglio 2006

Zidane ha parlato. Ah ah ah ah ah e metteteci voi gli altri. Alle 20, manco fosse un Presidente della Repubblica. Su Canal plus non sui tg di stato. E ci mancherebbe, dico io. Zidane ha parlato ed è stato patetico. E un po' ridicolo. Si è scusato, ci mancherebbe, del gesto, ma ha insistito sul fatto che il colpevole è quello che provoca. Dunque Materazzi. Zidane la craniata la ridarebbe, persino.
Impossibile, tuttavia, per Zinédine Zidane ripetere con esattezza cos'ha detto il nostro Materazzone preferito, ma ha insultato la sorella e la madre del campione francese. No, ma dai, ma non sente tutto il mondo che sghignazza alle sue spalle, a questo punto? Pensare che a me Zidane piace, mi sembra un puro, oltre che un vero campione, un buono etc. etc. Ma, andiamo, "sorete è 'na zoccola", con tutte le varianti pesanti e fantasiose che possono venire in mente a un toscanaccio d.o.c. è pane quotidiano forse persino sui campi dell'oratorio. Ah ah ah ah ah. Com'è che i francesi non hanno il senso del ridicolo?
By the way, der Spiegel con il suo articoletto di stamane farebbe bene a pulire il deretano all'intera redazione.
E che palle.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

sabato 24 luglio 2010

Ah, les italiens/2 - Un mondiale fa

lunedì, 10 luglio 2006

È più forte di me: ho i muscoli facciali bloccati al bello stabile, non riesco a impedirmi di sorridere da ebete. Da ieri sera. Orribile, ho la mascella che mi fa male, ma sono più contenta di tutti voi messi assieme. Sono giorni che mi sorbisco la spocchia ("spero che resteremo amiche anche dopo il 9 luglio" dice l'austriaca sposata al francese e lo dice addirittura prima dei quarti, "mais non, madame, non possiamo non vincere; le spiego anche perché" fa eco il ragazzino di dieci anni trasformatosi in commissario tecnico), giorni che leggo la glorificazione degli undici bleu, che sento sulla pelle che 86 francesi su 100 sono certi di accaparrarsi la finale. E invece no. Nada, njet, rien ne va plus, mes très chers hôtes, gli italiani zozzoni, commedianti, piagnoni, buoni a nulla, vigliacchi, mafiosi, corrotti, gregari, eterni sconfitti (28 anni che non li battevamo, i franzosi), sono campioni del mondo. We are the champions, on est les champions, compris? Noi, la squadra fortissimi.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

venerdì 23 luglio 2010

E Chirac passa alla storia

martedì, 20 giugno 2006

Ce l’ha fatta Jacques. Con quella sua faccia così normale, quel suo accento così “énarque”, quella sua insipidezza relativa, ha finito per imporsi alla storia. Ieri mattina, come molti colleghi, ho scoperto l’interno del suo capolavoro, il Musée du Quai Branly, a pochi passi dalla torre Eiffel, costruzione del mediaticissimo architetto Jean Nouvel e scrigno delle arti primitive di Asia, Africa, Oceania e Americhe. I parigini avevano già avuto modo di vederne l’esterno da qualche settimana, con il celebre giardino verticale di Patrick Blanc (ieri in verde dalla testa ai piedi, letteralmente, scarpe - Berluti? - e capelli compresi), per ammirare il giardino vero, che giace come si converrebbe per convenzione a un giardino, dovranno invece aspettare parecchi mesi. Ma promette bene.
Ieri i lavori erano ancora in corso, oggi, presumo, per la grande inaugurazione chirachiana (che volle, sempre volle, fortissimamente volle questo museo) saranno magicamente terminati. L’esterno della costruzione può piacere o non piacere, difficilmente entusiasmare, ma l’interno travolge. Quanto esposto, totem, maschere, feticci e similia in quantità, è un condensato di magia e la stessa fascinazione misterica sembra essere passata nella struttura, dalla torre centrale e trasparente, colma di diecimila strumenti musicali, al centro della rampa che conduce alle collezioni fino al percorso tra le basse pareti di cuoio che ricordano un piccolo canyon come la via delle mille casbah in Marocco. Malgrado la folla ho esplorato lo spazio a bocca spalancata, affascinata e spaventata insieme. Magnifico, ma l’ultima cosa al mondo che vorrei è rimanere intrappolata lì dentro alla chiusura.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

lunedì 5 luglio 2010

Cronaca di uno sbarco - Diario di bordo della Nave dei Diritti



Questa volta virginie ha cambiato percorso: non Parigi-Milano, ma Barcellona-Genova. Il racconto si legge cliccando sul titolo
Licence Creative Commons
Ce(tte) œuvre est mise à disposition selon les termes de la Licence Creative Commons Attribution - Pas d’Utilisation Commerciale - Pas de Modification 3.0 non transposé.