venerdì 23 luglio 2010

E Chirac passa alla storia

martedì, 20 giugno 2006

Ce l’ha fatta Jacques. Con quella sua faccia così normale, quel suo accento così “énarque”, quella sua insipidezza relativa, ha finito per imporsi alla storia. Ieri mattina, come molti colleghi, ho scoperto l’interno del suo capolavoro, il Musée du Quai Branly, a pochi passi dalla torre Eiffel, costruzione del mediaticissimo architetto Jean Nouvel e scrigno delle arti primitive di Asia, Africa, Oceania e Americhe. I parigini avevano già avuto modo di vederne l’esterno da qualche settimana, con il celebre giardino verticale di Patrick Blanc (ieri in verde dalla testa ai piedi, letteralmente, scarpe - Berluti? - e capelli compresi), per ammirare il giardino vero, che giace come si converrebbe per convenzione a un giardino, dovranno invece aspettare parecchi mesi. Ma promette bene.
Ieri i lavori erano ancora in corso, oggi, presumo, per la grande inaugurazione chirachiana (che volle, sempre volle, fortissimamente volle questo museo) saranno magicamente terminati. L’esterno della costruzione può piacere o non piacere, difficilmente entusiasmare, ma l’interno travolge. Quanto esposto, totem, maschere, feticci e similia in quantità, è un condensato di magia e la stessa fascinazione misterica sembra essere passata nella struttura, dalla torre centrale e trasparente, colma di diecimila strumenti musicali, al centro della rampa che conduce alle collezioni fino al percorso tra le basse pareti di cuoio che ricordano un piccolo canyon come la via delle mille casbah in Marocco. Malgrado la folla ho esplorato lo spazio a bocca spalancata, affascinata e spaventata insieme. Magnifico, ma l’ultima cosa al mondo che vorrei è rimanere intrappolata lì dentro alla chiusura.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

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