giovedì 29 luglio 2010

Un’expo di cui probabilmente nessuno parlerà (in Italia)

lunedì, 11 settembre 2006

Chiamatela come volete, foss’anche arte concettuale. Romuald Hazoumé non sarebbe d’accordo, ma non importa. Per lui, l’autore, è la sua arte, pura arte africana al massimo, più precisamente del Benin (vedi Africa Blues). La mostra inaugurata oggi per la stampa al Museo del Quai Branly si compone di una sola opera, maestosa, La Bouche du Roi, la bocca del re (“viene dal nome dell’estuario del fiume Couffo”, spiega Hazoumé, “che i portoghesi hanno chiamato «a boca do rio», la foce del fiume, e i francesi hanno più tardi trasformato in «bouche du roi» per ignoranza”): 304 maschere fatte con i bidoni di benzina che ricostruiscono al suolo la struttura di una nave negriera. L’impatto è forte, ma, soprattutto, è forte Romuald Hazoumé. Impossibile riassumerve- lo, ma un’idea del personaggio la danno le opere in preparazione: “Ong’s Bob” e “Fais comme chez moi”. “Ong’s Bob” è un bidone raccoglifondi per i poveri d’Europa, mentre nel caso di “Fai come a casa mia” Romuald Hazoumé non illustra l’oggetto ma il soggetto: “è il modo in cui si comportano Europa e Stati Uniti nei confronti degli africani, non sono i benvenuti”. A buon intenditor.


(immagine 1: http://www.octobergallery.co.uk/images/760x570/hazoume_laboucheduroi.jpg;
immagine 2: l'interno di una nave negriera: http://www.potomitan.info/ki_nov/images/bateaunegriere.jpg)

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