mercoledì 22 dicembre 2010

Come se non lo sapessi (sottotitolo: Milan l'è 'n gran Milan)

Non lo so. Non lo so se fa bene. Non sono sicura che un blog sia esattamente come una seduta psicanalatica. Così mi son persino detta: vai dallo psi. È che lo psi, lo so, ne sa un po' più di me. Ma poco (parbleu: più cresco e più assomiglio a mio padre).
Me ne fotto dello psi. C'è stato un tempo in cui lo psi ero io. Un po' come Lucy: 5 cents. O anche uno. Vabbè.
Allora voilà: è tutto un "come se non lo sapessi". E lo elenco (poi, magari, aggiungo).
- Come se non lo sapessi... che i problemi son altri.
- Come se non lo sapessi... che sono una borghese viziata dalla vita.
- Come se non lo sapessi... che abitare in via Parini non è precisamente stare a Cologno.
- Come se non lo sapessi... che ho sempre avuto culo.
- Come se non lo sapessi... che "Milano" è "vicina all'Europa".
- Come se non lo sapessi... che, sempre a Milano, c'è un sacco di gente che mi vuol bene.
- Come se non lo sapessi... che sono una cazzona imperiale.
- Come se non lo sapessi... che non è tutt'oro quello che luccica.
- Come se non lo sapessi... che Belleville è piena di cinesi.
- Come se non lo sapessi... è tutta una masturbazione mentale.
- Come se non lo sapessi... che pinocchietto non si merita i miei cazziatoni.
- Come se non lo sapessi... che sono ridicola.
- Come se non lo sapessi... orca, non c'è più niente che non sapessi. C'è solo quello che so. Che Milano non l'ho scelta e Parigi sì. Che, dite quel cazzo che volete (e la gente e il cibo e la spocchia e i formaggi e la merda per strada - quoique io ne ho vista più qui, ma, si sa, ciascuno vede quel che vuole vedere - e...) io preferisco vivere a Parigi. Che qua ho da remare per ritrovare un ruolo sociale e là, ci avrò pure messo 14 anni, ora ce l'ho. Che mi manca tutto, puttana eva, tutto: pure quello schifo di vendita di stracci davanti al Président. Che ogni volta che mi scrive un'amica/un amico francese mi metto a piangere. Che ho bisogno di elaborare un fottutissimo lutto. Che i miei amici italianicheabitanoaMilano (ma anche italiani tout court) si offendono quasi tutti appena glielo dico. E un mucchio di altre cose che non ho il tempo né la voglia di scrivere.



(nella foto: Alyssa M-I-L-A-N-O. ovvero: la prima immagine che ho trovato cercando "Milano" su Google. Il che la dice lunga sul fatto che "tutto il mondo è paese", no: "tutto il berlusconi è paese", mannaggia la miseria)

mercoledì 15 dicembre 2010

Senza dimora

Vago. Così, smarrita, senza una meta precisa. Faccio quattro o cinque volte il giro dell'isolato. Deve essere così che ci si appropria (ri-appropria?) dello spazio. Mi sento particolarmente sola in questo periplo privo di senso: i milanesi infagottati sembrano tutti avere un obiettivo da centrare. Anche quando chiacchierano con il portinaio, come quella signora in via Appiani con quel cappellino ridicolo e quella erre da ricca sciura che non sentivo da anni.
Eppure manca qualcosa. Le strade di Milano (queste, le stradine attorno alla mia nuova casa. Nuova casa? Quale nuova? Quale casa?) sono vuote rispetto a quelle di Parigi: manca qualcosa. O, piuttosto, manca qualcuno. Manca la gente della strada. Quella che per strada ci vive. Parigi ne è piena. Stracolma. Tanto più in questi ultimi mesi, durante i quali, sarà la crisi o sarà quel che sarà, le persone che vivono senza casa sembrano essersi ulteriormente moltiplicate.
Mi sono sempre chiesta perché in Italia se ne vedano meno. E mi sono sempre risposta che, a mio avviso, li ammazzano. Chi vuoi che rivendichi la vita di una persona senza legami, senza parenti, senza amori, senza casa, senza soldi, senza? Vale a Milano come a Parigi, però. Ma resto certa che a Parigi li ammazzino meno.
A Parigi, poi, se ne parla. In Italia mi sa di no. Per esempio, proprio la settimana scorsa, sotto il metro di Parigi c'era una ragazza della strada, visibilmente ubriaca, che inveiva. Stavo sulla banchina opposta, con un gruppo di italiani in visita. Così ho chiesto al mio vicino: "ma secondo te perché in Italia si vedono meno senza dimora per le strade?". Mi ha venduto una strana teoria, a base di associazioni cattoliche. Foutaise, ho pensato (e sento che questo blog parlerà molto più francese, d'ora in avanti): che si crede? Pure a Parigi ci sono le associazioni che si occupano della gente della strada, pure più che in Italia se è per questo e, per giunta, non sono neppure necessariamente cattoliche. Ergo, no, non è una spiegazione, è una stronzata. La mia teoria spiega meglio i fatti, perciò in virtù del rasoio di Occam è probabilmente quella giusta (o, per lo meno, più giusta).
Rispetto alle mie ultime visite, comunque, la popolazione milanese della strada è aumentata: si conta in unità, ma ora si vede. Mi viene in mente quel bel libro di Laura Pariani, "Milano è una selva oscura" (nella foto sopra, la copertina). Vorrei sfogliarlo e rubare alla Pariani qualche frase, ma, naturalmente, non è con me. Il libro è restato a Parigi e virginie ora sta a Milano. Non so per quanto tempo le cose giuste non saranno nel luogo giusto. Forse per sempre, dato che sono io che non sono più nel posto giusto. Perciò del libro ne faccio a meno. E mi intristisco ancora un po'.
Poi finisco al Carrefour, quei mini Carrefour cittadini che in Italia proliferano mentre a Parigi stentano a decollare. Mentre sono alla cassa, sento la signora che sta all'accueil che dice: "no, non può uscire così, deve pagare, prima". Calma, senza urlare, ferma ma gentile. Alzo lo sguardo e vedo un senza casa, rosso e brillo, che tenta di guadagnare l'uscita con quattro o cinque bottiglie di vino rosso tra le mani. L'uomo si ferma e, nel frattempo, arrivano un paio di commessi. Uno prende dalle mani del senza casa il vino e torna a riporlo, l'altro attende di fianco alla signora dell'ingresso. Il primo, evidentemente un capocommesso, torna, porge al senza casa un cartone di vino e lo invita a uscire. Il senza casa ne vorrebbe ancora e poi vorrebbe anche ciacolare con la signora. Ma lo accompagnano all'uscita. Senza violenza. Senza clamore. Beh, confesso: una scena così a Parigi non l'ho mai vista.

domenica 5 dicembre 2010

Buon compleanno?

un anno dal primo NoBDay. un gran bell'anno, lo confesso. mi sono divertita un mucchio, ho conosciuto un sacco di belle persone interessanti, ho riscoperto un impegno che si era assopito. nei viola non mi riconosco più, ma non importa. è stato, è e sarà ancora bello. grazie a tutti

giovedì 2 dicembre 2010

Strettamente personale

L'ho salutato a modo mio, senza saperlo. Ieri pomeriggio cantavo a squarciagola, prima sotto la neve, poi, sola, a casa. A un certo punto ho intonato (o stonato, chissà, chiedetelo ai miei vicini) Ciuri Ciuri. Curioso, non fa parte del mio repertorio. Tanto curioso che mi sono pure chiesta come mai. Intanto, lui, siciliano, se ne stava andando. Ciao, zio
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