giovedì 2 dicembre 2010

Strettamente personale

L'ho salutato a modo mio, senza saperlo. Ieri pomeriggio cantavo a squarciagola, prima sotto la neve, poi, sola, a casa. A un certo punto ho intonato (o stonato, chissà, chiedetelo ai miei vicini) Ciuri Ciuri. Curioso, non fa parte del mio repertorio. Tanto curioso che mi sono pure chiesta come mai. Intanto, lui, siciliano, se ne stava andando. Ciao, zio

2 commenti:

  1. ed è qui, nello strettamente personale,
    che ti ritrovo intera.
    Si fa così quando se ne vanno certi cari,
    improvvisamenti si stona.
    Ma stavamo cantando e perdipiù Ciuri Ciuri,
    non qualcosa del nostro repertorio.
    E le note volano via, volano in alto e bucano il cielo, s'impigliano agli alberi come i palloncini e suonano meglio delle campane.
    E allora dico aurevoir allo zio e anche a te.
    Pensavo:
    ti credevo Virginie, sei sbaracata in un ristorante che mi vedeva cameriera, avevi gli occhiali come Mina e digitavi su un telefono come
    un'invasata. Ti ho visto anche sposata.
    In poco tempo quante cose.
    E ora.
    Via via, vieni via con me.
    Io resto, ma forse vado.

    Un beso, tuttu l'annu.

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  2. Nessuno scrive come rapida, l'unico poeta (e lasciamo perdere i generi, che, a volte, non hanno granche' da insegnare). Anch'io la ritrovo qui. Dopo che l'ho un po' smarrita. E la amo come, anzi piu', del primo giorno che l'ho letta e di quello in cui l'ho incontrata. Baci e buona notte, a te e alla bambina bionda

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