martedì 4 gennaio 2011

Non è un paese per Virginie(s)

Vado all'Anteo per scoprire come si è trasformato. È diverso dal cinema che ricordavo, anche perché lo frequen- tavo, poco, negli Anni 90. Anni tristi, eviden- temente, durante i quali, altrettanto evidentemente, non andavo granché al cinema. Ora è diventato, probabilmente, il cinema più figo di Milano: potrebbe competere o, forse, persino superare il mio adorato Cinéma des Cinéastes a Parigi (a proposito, chissà se la tessera è ancora valida. Quel che è certo è che per il 2011 non la rifarò. Sigh).
Poi proseguo per via Milazzo. Anteo-via Milazzo, l'ho sempre saputo. Però quello che non ricordavo affatto fosse in via Milazzo (e quando poi? e perché avrei dovuto ricordarlo?) è il ristorante che mi sorge improvvisamente davanti: il Giallo. Non posso credere che esista ancora. In un lampo ho davanti gli Anni 80, i famigerati Anni 80 che sono stati la culla della mia giovinezza milanese: vedo come fosse ieri la prima volta che mi ci portò il mio fidanzato di allora, era aperto da qualche giorno appena. Potrei giurare persino su cosa ho mangiato.
Mi fa un effetto inquietante tutto questo risorgere di fantasmi, di cose. Poi continuo a camminare e scopro un'altra cosa che non sapevo o, forse, semplicemente, non ricordavo: via Milazzo sbuca esattamente davanti al 7 di via Marsala, la casa dove abitava un altro dei miei amori, quello degli Anni 70. In pochi passi ho percorso vent'anni. Una fatica infame: non si può reggere tutto questo peso di Milano che mi grava sulle spalle, sulla testa, nelle orecchie, sugli occhi. Ufff.
Com'è triste Milano, poi: tutte le signore hanno la pelliccia, nessuna esclusa. Ma, quel che è peggio, l'aria è gialla, proprio gialla (verrà da lì il nome del ristorante? ;-). Come faccia a essere gialla, davvero non saprei. Certo non è allegra. Per giunta: sono le 15.30, sono per strada alla ricerca di un luogo accogliente, un caffè, un qualcosa e i negozi sono ancora tutti chiusi. Vorrei un wifi visto che consumo tutti i forfait di cui dispongo in un lampo (iPhone o chiavetta braso tutto: subito), che la linea telefonica, l'Adsl e compagnia cantando arriveranno forse con il 2012 e che ho voglia di scrivere: grande sconosciuto questo wifi in zona; i caffè che potrebbero averlo sono chiusi fino al 10 gennaio. Gli altri sono accoglienti come un porcospino in un occhio. Ohibò. Così mi rifugio in stazione (vedi foto), senza dimora come qualche post fa. E qui il wifi è ottimo e abbondante (e gratuito).

2 commenti:

  1. Time travel
    Ritornare nella propria città ha qualcosa dei viaggi nel tempo, il ritorno è sempre un viaggio nella memoria e un confronto con il passato.
    Per chi è abituato a viaggiare, sentendosi un po' spaesato da tutte le parti, ma anche abbastanza a suo agio in tutti i luoghi, la città d'origine può (sorprendentemente?) diventare il posto più strano, perchè stimola questo viaggio nella memoria.
    Forse bisognerebbe essere sempre un po' spaesati, per guardare con gli occhi dello straniero tutti i dettagli di ciò che ci sta davanti, invece che guardare in un modo influenzato dalla memoria.

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