giovedì 26 maggio 2011

Ma quant'è bella la Milano arancione

dal portone di virginie

Sono uscita questa sera e, sul portone, ho incontrato il padrone di casa. Stiamo parlando del più e del meno quando arriva la cognata. "Scusate, scusa, x (cognato), non è che puoi farmi un cartello così (mima la grandezza con le braccia)? Devi scrivere 'sono senza cervello' ". Il cognato, padrone di casa, è basito. Interviene virginie: "Beh, la signora è come me" e, così dicendo, mostra le unghie arancio, poi le due spilline arancio "Pisapia x sindaco" e, ça va sans dire, il cognato-padrone di casa capisce. E si scatena il di tutto di più. La cognata vuole portarsi in giro il cartello in bici, proprio di fianco al palloncino arancione che già ostenta ;-) E si arriva all'altra cognata: l'altra cognata del mio padrone di casa è la signora, ripresa davanti alla chiesa di Sant'Angelo a Milano, che straccia, uno dopo l'altro, i volantini di Cl pro-Moratti che, tanto per cambiare, diffondono bugie e infamie su Pisapia. No, ma sarà un bel palazzo il mio?

mercoledì 25 maggio 2011

Amo il mio quartiere

venerdì, 25 maggio 2007

Che l'abbiate capito o meno non ho niente di una Miuccia Prada. Di conseguenza non ho alcuna passione per mercati e mercatini: non me ne può fregare di meno. Per giunta sono pigra, dunque, l'idea di mettermi a frugare per scovare la perla, di passare in rassegna tutti i banchi per cercare di individuare/indovinare chi ha la frutta migliore, non fa parte delle mie attività preferite. Se c'è qualcuno che sceglie per me quanto di meglio offre il mercato e me lo porta a casa sono disposta a pagarlo quanto gli pare.
Perciò soltanto stamane, dopo quasi due mesi dal trasloco, mi sono decisa a tuffarmi nel temibile, coloratissimo e multietnico mercato di Belleville. Sulla spesa evito di recensirvi, tranne per confermare quello che già tutti sanno: gli arabi sono, genericamente parlando, i migliori venditori del pianeta; sono tornata a casa carica come un mulo, piena di frutta e verdura che non avrei avuto, in partenza, intenzione di comprare e, accidenti a me, senza parecchie delle cose che mi servivano. Amen. Mi accontenterò del Monoprix di fronte.
Viceversa, l'immersione al mercato mi ha galvanizzata. Meglio specificare che nel mio quartiere, dove convivono neri, arabi, ebrei, cinesi, bianchi, pakistani e chissà che altro, i canoni di bellezza in vigore nel resto di Parigi non sono mai stati recepiti. Ergo una bella ragazza è una bella ragazza e tutti la guardano, qualunque sia la sua altezza, il suo peso, il colore della sua pelle. Persino io, che, essendo grossomodo normale, a Parigi sono vicina all'essere considerata una specie di salsiccia ambulante, sono estremamente gratificata dal passeggio nel quartiere.
Il merito, lo so, è, al 50% almeno, dei miei già citati occhiali da star, ma stamane al mercato ho riscosso successi a man bassa. È vero che, anche se non sono una gigantessa, per la zona ho un'altezza fuori dal comune. E se non posso dire che svettassi nella massa, tuttavia mi si vedeva. Comunque non c'è stato venditore che non mi abbia salutato, uomo che non abbia allungato l'occhio, ragazzo che non mi abbia sorriso. Nella folla ho persino avuto il dubbio che lo struscio di un giovane fosse una carezza sul seno: da corpo a corpo. E il magrebino delle ciliege assicurava che erano splendide, proprio come me. Per poi afferrarne una e fare il gesto di lanciarla a canestro tra le mie poppe. So che ci sono donne che si sarebbero sentite insultate da tutto questo, non io. Io non mi sentivo così dai miei 15 anni quando giocavo a pensare di essere la regina della via o quella di San Giacomo. Con la mia corte di commercianti o di villeggianti, secondo i casi. Corte infedele, naturalmente, pronta a seguire il vento della regina seguente. Ma che importa? Oggi, per qualche istante, sono stata la zarina del mercato. A 45 anni suonati.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, non è più in rete. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

giovedì 19 maggio 2011

Dalla finestra di virginie. In tempo reale

Come ho già confessato in un post precedente, abito a pianterreno, finestrone su strada. La gente passa davanti alla mia finestra e parla. Per lo più, siamo italiani, parla al telefono. Per strada, in pubblico. Si racconta. Come se nessuno potesse sentire. Confesso che è imbarazzante, a volte, sono curiosa ma detesto gli spioni. Però sento, mio malgrado. E in questi giorni, ve lo giuro, la maggioranza dei milanesi parla di elezioni. Un bouche à oreille continuo. Or ora è passato un tale che diceva: "e non solo la moschea, ti giuro. Proprio tutto un centro islamico, ti rendi conto?". Voilà, come prima cosa puntano sul terrore islamico. Anche se Bin Laden l'han dato per morto di recente, funziona sempre. C'è c'è la moschea nel programma di Pisapia (se non l'avete si scarica qua), se ne parla nel capitoletto "Immigrazione non è illegalità - Il laboratorio di via Padova", a pag. 27 precisamente (non a pag. 1, neh, come sembrerebbe a sentir l'idiota leghista che passeggia telefonando davanti alla mia finestra, a pag. 27). Non esprimerò opinioni al riguardo, ricorderò solo che a Roma una moschea c'è (sito non ufficiale, nel caso Wikipedia sta qui), a Parigi c'è, a Londra c'è (ma che dico, ben più d'una, segnalo solo la principale, ça va sans dire), a Berlino c'è, a New York c'è, vado avanti? E a Milano ci sono chiese, sinagoghe, monasteri e centri buddisti e anche qui son stufa di far l'elenco.

mercoledì 18 maggio 2011

Malgrado tutto, continua a mancarmi Belleville

Qualche ora fa a Radio Popolare la trasmissione "La terra è blu" parlava di euforia. Per forza, impossibile non vederlo: Milano è euforica. Io ho disegnato due faccine sulle mie finestre: una sorride, l'altra fa la linguaccia. Son rimaste lì due giorni, poi ho cancellato che, come tutti gli atei, sono scaramantica da morire. Taccio, perciò, e incrocio le dita. Ma Milano, come nella foto sotto, è bella. E da tre giorni non smette di essere bella. Aggiungiamo che abito in centro, che vado a piedi ovunque, che si esce tutte le sere, etc. etc. etc. Eppure mi stanno tornando le stigmate e mi manca tanto Belleville, sigh.

Soprattutto quella che raccontavo giovedì, 13 dicembre 2007: Belleville 2

Ridiscendo la rue de Belleville. Ho, mi pare, una borsa piena di cose che ho comprato lassù, tra Jourdain e Pyrenées, da Naturalia. Sono quasi arrivata, sono proprio in fondo, vicina al punto dove c'è la fermata del metro e dove, sulla destra, si apre una specie di spazio pseudoverde. Un po' più di un'aiuola, molto meno di un giardino. Ecco, poco prima di quello spazio vago, c'è un grande edificio moderno e popolare con i portici.
Mentre passo accanto ai portici una bionda mi viene incontro. Parla come un'ubriaca ma non puzza d'alcol. "Oh, la mia principessa" mi saluta mentre mi ferma. "Buongiorno" rispondo io. "Ti presento mia moglie, mio fratello, un'amica e un amico" dice mostrandomi un gruppetto seduto sotto i portici. Due sdf apparenti e una ragazza giovane, con i capelli lunghi e un grande blocco in mano, probabilmente un'assistente sociale. Sorrido e lancio "Piacere" verso i tre. La bionda sorride ma non parla perciò incalzo io: "Che posso fare per lei?". Esita. Così virginie continua "una sigaretta, magari?". "Beh", si sveglia lei, "siamo in quattro". "Ok, quattro sigarette". Apro la borsa, la bionda si gira dall'altra parte, le porgo il pacchetto, ritira la merce, rimetto a posto il tutto e richiudo la borsa. "Grazie, principessa", ho diritto a salamelecchi e inchini. Saluto e continuo a scendere. Una giovane dall'aria indiana (ma magari viene dal Bangladesh) mi sorride e mi interpella "È un vero spettacolo all'aria aperta qui, eh?". Ridiamo insieme, felici di dividere un qualsiasi istante urbano.




(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

giovedì 12 maggio 2011

Maledette prostate

Questo cartello l'avevo fotografato nell'agosto 2009 al museo di storia di Ouidah, in Benin. Perché, idiota come sono, mi faceva ridere. Però mannaggia la puchiacchiera ladra, oggi pomeriggio costeggiando le aiuole davanti al Principe di Savoia, in piazza della Repubblica, a Milano, mi sono detta che, in fondo, un cartello che vieta di pisciare dove capita ci vorrebbe pure lì. Oltre che nel métro di Parigi, tanto per dire. Proporrei di ripristinare i vespasiani, così, per provare, almeno.


(dio, che post idiota. però che puzza)

mercoledì 11 maggio 2011

Belleville 1

mercoledì, 12 dicembre 2007

Scendo la rue de Belleville. Un ragazzo, bello, nero, sulla ventina, con un'enorme cuffia che gli copre le orecchie, mi supera con passo danzante e dinoccolato. Incrocia così una signora sulla sessantina abbondante che arranca salendo. Le gambe gonfie e un bastone cui appoggiarsi. Lo sguardo è a terra e la schiena curva. Eppure appena il giovane le arriva di fianco alza gli occhi e sibila "Vattene" e aggiunge, già quasi urlando: "Torna in Africa". Il bello forse ha sentito e forse no, la musica nei suoi timpani attutisce se non azzera la voce della vecchia megera. Lei, comunque, si ferma, incrocia le braccia all'altezza dei polsi in un rituale che ritengo personale, drizza la schiena e canta qualcosa come blu, bianco e rosso, "vive la France, on est français". Lo spirito di Le Pen se non si aggira sull'Europa, infesta certamente un certo tipo di Francia.



(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

giovedì 5 maggio 2011

Andamenti (lenti)

giovedì, 16 luglio 2009

Camminare mi costa un pochino di dolore e un mucchio di fatica. Niente di che, non sono improvvisamente invecchiata, ho solo una leggera distorsione alla caviglia destra e il vero problema sono le scarpe. Il mio passo, comunque, ha perso la sicumera e l'arroganza che gli sono proprie: avanzo come una lumaca a "un due tre stella", tengo rigorosamente la destra per paura di essere travolta dai passeggiatori spediti e perlustro i marciapiedi come mai prima d'ora.
Se non fosse stato per la caviglia e per il mio nuovo andare, non avrei mai notato Ginger Rogers (l'originale nella foto). È una vecchina biondo platino, minuta e parecchio curva, trascinata da un'anziana pseudobadante dai capelli tinti bruno malsano, energica e alta. Sulle prime penso che Ginger voglia scappare al controllo della figlia (o dell'infermiera o della badante che sia). Il suo piede sinistro si allontana infatti dalla custode, ma poi voilà il destro incrocia, il braccio sinistro segue e mi accorgo che la sequenza si ripete continuamente identica mentre la coppia avanza: Ginger cammina così. Sarà pure un'andatura sbilenca ma a me sembra davvero una danza; Ginger balla da sola e io mi metto a cantare.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)
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