mercoledì 25 maggio 2011

Amo il mio quartiere

venerdì, 25 maggio 2007

Che l'abbiate capito o meno non ho niente di una Miuccia Prada. Di conseguenza non ho alcuna passione per mercati e mercatini: non me ne può fregare di meno. Per giunta sono pigra, dunque, l'idea di mettermi a frugare per scovare la perla, di passare in rassegna tutti i banchi per cercare di individuare/indovinare chi ha la frutta migliore, non fa parte delle mie attività preferite. Se c'è qualcuno che sceglie per me quanto di meglio offre il mercato e me lo porta a casa sono disposta a pagarlo quanto gli pare.
Perciò soltanto stamane, dopo quasi due mesi dal trasloco, mi sono decisa a tuffarmi nel temibile, coloratissimo e multietnico mercato di Belleville. Sulla spesa evito di recensirvi, tranne per confermare quello che già tutti sanno: gli arabi sono, genericamente parlando, i migliori venditori del pianeta; sono tornata a casa carica come un mulo, piena di frutta e verdura che non avrei avuto, in partenza, intenzione di comprare e, accidenti a me, senza parecchie delle cose che mi servivano. Amen. Mi accontenterò del Monoprix di fronte.
Viceversa, l'immersione al mercato mi ha galvanizzata. Meglio specificare che nel mio quartiere, dove convivono neri, arabi, ebrei, cinesi, bianchi, pakistani e chissà che altro, i canoni di bellezza in vigore nel resto di Parigi non sono mai stati recepiti. Ergo una bella ragazza è una bella ragazza e tutti la guardano, qualunque sia la sua altezza, il suo peso, il colore della sua pelle. Persino io, che, essendo grossomodo normale, a Parigi sono vicina all'essere considerata una specie di salsiccia ambulante, sono estremamente gratificata dal passeggio nel quartiere.
Il merito, lo so, è, al 50% almeno, dei miei già citati occhiali da star, ma stamane al mercato ho riscosso successi a man bassa. È vero che, anche se non sono una gigantessa, per la zona ho un'altezza fuori dal comune. E se non posso dire che svettassi nella massa, tuttavia mi si vedeva. Comunque non c'è stato venditore che non mi abbia salutato, uomo che non abbia allungato l'occhio, ragazzo che non mi abbia sorriso. Nella folla ho persino avuto il dubbio che lo struscio di un giovane fosse una carezza sul seno: da corpo a corpo. E il magrebino delle ciliege assicurava che erano splendide, proprio come me. Per poi afferrarne una e fare il gesto di lanciarla a canestro tra le mie poppe. So che ci sono donne che si sarebbero sentite insultate da tutto questo, non io. Io non mi sentivo così dai miei 15 anni quando giocavo a pensare di essere la regina della via o quella di San Giacomo. Con la mia corte di commercianti o di villeggianti, secondo i casi. Corte infedele, naturalmente, pronta a seguire il vento della regina seguente. Ma che importa? Oggi, per qualche istante, sono stata la zarina del mercato. A 45 anni suonati.


(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, non è più in rete. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

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