mercoledì 18 maggio 2011

Malgrado tutto, continua a mancarmi Belleville

Qualche ora fa a Radio Popolare la trasmissione "La terra è blu" parlava di euforia. Per forza, impossibile non vederlo: Milano è euforica. Io ho disegnato due faccine sulle mie finestre: una sorride, l'altra fa la linguaccia. Son rimaste lì due giorni, poi ho cancellato che, come tutti gli atei, sono scaramantica da morire. Taccio, perciò, e incrocio le dita. Ma Milano, come nella foto sotto, è bella. E da tre giorni non smette di essere bella. Aggiungiamo che abito in centro, che vado a piedi ovunque, che si esce tutte le sere, etc. etc. etc. Eppure mi stanno tornando le stigmate e mi manca tanto Belleville, sigh.

Soprattutto quella che raccontavo giovedì, 13 dicembre 2007: Belleville 2

Ridiscendo la rue de Belleville. Ho, mi pare, una borsa piena di cose che ho comprato lassù, tra Jourdain e Pyrenées, da Naturalia. Sono quasi arrivata, sono proprio in fondo, vicina al punto dove c'è la fermata del metro e dove, sulla destra, si apre una specie di spazio pseudoverde. Un po' più di un'aiuola, molto meno di un giardino. Ecco, poco prima di quello spazio vago, c'è un grande edificio moderno e popolare con i portici.
Mentre passo accanto ai portici una bionda mi viene incontro. Parla come un'ubriaca ma non puzza d'alcol. "Oh, la mia principessa" mi saluta mentre mi ferma. "Buongiorno" rispondo io. "Ti presento mia moglie, mio fratello, un'amica e un amico" dice mostrandomi un gruppetto seduto sotto i portici. Due sdf apparenti e una ragazza giovane, con i capelli lunghi e un grande blocco in mano, probabilmente un'assistente sociale. Sorrido e lancio "Piacere" verso i tre. La bionda sorride ma non parla perciò incalzo io: "Che posso fare per lei?". Esita. Così virginie continua "una sigaretta, magari?". "Beh", si sveglia lei, "siamo in quattro". "Ok, quattro sigarette". Apro la borsa, la bionda si gira dall'altra parte, le porgo il pacchetto, ritira la merce, rimetto a posto il tutto e richiudo la borsa. "Grazie, principessa", ho diritto a salamelecchi e inchini. Saluto e continuo a scendere. Una giovane dall'aria indiana (ma magari viene dal Bangladesh) mi sorride e mi interpella "È un vero spettacolo all'aria aperta qui, eh?". Ridiamo insieme, felici di dividere un qualsiasi istante urbano.




(P.S. l'originale, da un blog ormai morto, lo trovate cliccando il titolo. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

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