martedì 21 giugno 2011

Datemi un randello

Virginie è sotto choc. E, perdinci, assicuro che non è facile choccare virginie. Come i miei pochi lettori già sanno, avevo lasciato Milano quasi 15 anni fa. Ci sono tornata molte volte da allora, naturalmente. Però, è evidente, il toro in Galleria non l'avevo più rivisto. O, semplicemente, non ci avevo più fatto caso. In ogni modo, ne sono certa, l'avevo lasciato come appare nella foto: splendido splendente.
Poi, ieri, sono passata in Galleria con la nipotina, in visita per la prima volta a Milano. E come zia Cicerona le ho raccontato del toro, delle palle e. E sono rimasta senza parole, muta e annichilita di fronte a un buco. Il "mio" toro, mio come di ogni milanese, è ormai una povera bestia castrata, che a me appare priva della benché minima dignità. Ma come avevamo fatto fino a 15 anni fa a preservare le palle del Toro da tutti quelli che ci si sono trottolati sopra? Ecco che ne dice wikipedia: "La tradizione afferma che ruotare su se stessi stando col tallone del piede destro sui genitali del toro ritratto a mosaico entro lo stemma della città di Torino sul pavimento dell'Ottagono della galleria, porti fortuna. Questo rito scaramantico, ripetuto centinaia di volte al giorno dai passanti, principalmente turisti, usura velocemente l'immagine del toro che deve essere ripristinata frequentemente. In realtà l'antica tradizione milanese prevedeva di strisciare il piede sullo stemma soltanto la notte del 31 dicembre a mezzanotte".
Ed ecco come appare oggi il "mio" toro (simbolo di Torino. Che sia uno sfregio voluto?)

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