sabato 12 novembre 2011

C'era una volta un bel comune rosso

Salviamo il salvabile (vedi post precedente).
Questo post mi sembra (mi sembra, neh) meriti di essere letto ancor oggi. Se cliccate sul titolo trovate l'originale con i commenti. In ogni caso:

mercoledì, 23 aprile 2008

Scendete dai cavalli, trattenete le mute: non ho intenzione di parlare di Sesto San Giovanni e, se è solo per questo, neppure d'Italia. Voglio parlarvi di Montreuil, cittadina alle porte di Parigi, sospetta di "boboizzazione" selvaggia (dove per boboizzazione si intende l'invasione dei bobo, bourgeois bohémiens, borghesi ma a sinistra). La conferma della boboizzazione? Le ultime elezioni hanno premiato i verdi (tesi: i bobo stanno a sinistra sì ma non troppo) al posto dei comunisti. Peccato che la tesi sia fasulla. E ancora più peccato per me ché, visto che non si tratta di boboizzazione, l'elegante rivista patinata che voleva presentare Montreuil come buen retiro bobo non sia più interessata all'argomento (né alla verità).
E ora la storia. Montreuil è, ed è rimasta, una cittadina popolare. Quando si scende al capolinea della linea 9 della metropolitana alla Mairie de Montreuil, cioè al municipio, di tipica architettura fascista (è del 1935), non si può fare a meno di notare che i volti colorati superano in numero quelli bianchi: come in tutte le banlieues non ricche, a Montreuil abitano moltissimi immigrati, provenienti dai paesi più diversi. C'è un'importante comunità ebraica e una, ancor più importante, islamica.
La cittadina è fiera della sua storia, della sua chiesa del XII secolo in cui fu battezzato Carlo V, tanto per iniziare, delle sue radici nel lavoro: anima rurale prima, poi, dalla rivoluzione industriale, operaia. Le banlieues si formano appunto nel XIX secolo, sono i luoghi dove vivono operai e immigrati (dal primo dopoguerra Montreuil ha conosciuto una forte immigrazione polacca, italiana e poi algerina).
Le "nuove popolazioni" arrivano invece con la delocalizzazione delle fabbriche; a Montreuil rimangono grandi capannoni vuoti che cominciano a essere occupati da artisti. Poi, una decina di anni fa, cominciano ad arrivare pure i bobo, per natura amanti dei loft e in cerca di luoghi a prezzi meno proibitivi di quelli della capitale. Il fenomeno della "boboizzazione", dunque, non è nuovo. Ed è reale.
A Montreuil mi hanno tuttavia offerto una lettura molto diversa del voto alle recenti municipali (quando il sindaco Brard, ex comunista, ha perso dopo 24 anni di potere - e 70 di sindaci comunisti - contro la verde Dominique Voynet) rispetto a quella di Andres Perez (che a Montreuil ha dedicato un articolo su Publico, ripreso dal Corriere Internazionale): gli elettori a Montreuil sono soltanto 49 mila e decisivi per Voynet sarebbero stati 3.000 voti della destra e 1.000 voti di islamici integralisti. A conferma di questa diversa lettura mi hanno dato un volantino della Federazione del culto delle associazioni musulmane di Montreuil, in cui si invita a votare contro Brard (Voynet avrebbe già in parte risposto a questa fetta di elettorato, visto che la sua prima azione da sindaco è stata quella di abolire il divieto di ingresso a chi porti il velo in consiglio comunale; nella sua interpretazione, diversa da quella di Brard, il consiglio comunale non è un luogo pubblico). I bobo, in ogni caso, non c'entrano: a quanto pare non sono loro che, modificando il tessuto sociale, hanno spostato l'asse da una sinistra rossa a una verde.
Dunque il pezzo su Montreuil in Italia non si leggerà mai. Peccato. Soprattutto per le mie finanze.

venerdì 11 novembre 2011

Questo post non ha nulla di nuovo

Questo post non ha nulla di nuovo, ripeto. Al contrario, risale a mercoledì 9 settembre 2009 (toh, 9.9.9, non mi sembra nessuno avesse fatto tanto casino, all'epoca, ma, magari, mi sbaglio) e proviene da un blog che è morto, il mio vecchio blog, quello che talvolta linko ancora qui. Beh, finora era morto, ma, volendo, poteva ancora essere letto. Dal 24 novembre non più: la piattaforma che lo ospitava, splinder, chiude. Peggio, si trasforma: in un sito commerciale, pare. E tutti i blog su splinder spariranno. Si possono traslocare (per esempio io bloggo offre un sistema di trasloco pressoché automatico, ma io ci ho già provato due volte e il risultato è un bello zero). Ergo virginie? sparirà dalla blogosfera. Poco male, mancherà, e non so neppure quanto, solo a me. Anche se, a pensarci bene, grazie a 'virginie?' ho conosciuto persone che ancora frequento. E che apprezzo infinitamente. Vabbè, aveva comunque esaurito il suo compito, si vede.
E intanto salvo qui uno degli ultimi post (e magari qualcun altro nei prossimi giorni, chissà).

Più o meno l'avete già letto/scritto tutti. Dei blog che linko qua di fianco pochi rimangono in vita. La voce del maestro si è estinto pochi giorni fa, il bello della moto si è cancellato dalla blogosfera (ed è sparito dagli amichetti, infatti), Il titolo non c'è ci ha abbandonato qualche tempo dopo una lunga riflessione (attorno al 14 luglio se non sbaglio) per poi riapparire come niente fudesse a fine agosto. Il blog è morto? E chi lo sa e, soprattutto, chi se ne frega. unduetrestella sopravvive, malgrado la ormai cronica mancanza di post, in quanto mamma di tutti i miei blog ma, forse, mi deciderò a trasferirlo su blogger perché splinder non mi soddisfa più. E ri-chissenefrega.
Vabbè, vi racconto la mia ultima passeggiata nel quartiere: rue Oberkampf si è arricchita di un mucchio di localini e negozi nuovi (sempre più fighettina, insomma), la boboizzazione della rue Parmentier prosegue nel X dopo aver già invaso l'XI arrondissement, resiste ormai quasi solo la rue du Faubourg du Temple. In compenso (in compenso?) si sono moltiplicate le saracinesche chiuse (per esempio un fioraio in rue Saint-Maur che si dichiara in vacanza fino al 20 agosto e a ieri stava ancora chiuso). I doppi effetti della crisi.

domenica 6 novembre 2011

governo sì, governo no, etc. (sottotitolo: Paolo Cirino Pomicino)

Va bene, avrei dovuto farlo subito, fustigatemi quanto vi pare. Lo faccio adesso, invece. Forse un po' tardi, ma lo faccio.
Domenica scorsa mi sono trovata, sul FrecciaRossa Roma-Milano, a condividere lo scompartimento, tra gli altri, con Paolo Cirino Pomicino. Signore garbatissimo, alla napoletana, estremamente cortese. Il quale, tuttavia, ha spesso parlato al cellulare. Senza alcuna reticenza o pudore, facendo di conversazioni private conversazioni pubbliche. Le sue conversazioni, privato-pubbliche, riguardavano tutte, con poche eccezioni tra cui la situazione di Cassano (Cirino Pomicino è medico, dopotutto), l'attuale governo e la sua eventuale caduta. Il senatore, a vita, parlava della maggioranza, del governo, della sua tenuta e di quel che bisognava fare, come fosse nel suo ufficio. Ergo io ho sentito, come ha sentito mio marito e quell'altro signore che condivideva con noi lo spazio-salottino del FrecciaRossa. Di che parlava? Del fatto che il governo è decotto, "oggi Antonione è uscito dalla maggioranza. Altri usciranno domani". "Bisogna parlarne con Gianfranco". Fini? O ha detto Giancarlo e io ho sentito male? E, in tal caso, Giancarlo chi è? "Ci avviamo verso un altro governo. A capo? Amato o Bini Smaghi". Fatene quel che ne volete. Io ve l'ho detto. Ora. In ritardo, d'accordo.
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