Va bene, avrei dovuto farlo subito, fustigatemi quanto vi pare. Lo faccio adesso, invece. Forse un po' tardi, ma lo faccio.Domenica scorsa mi sono trovata, sul FrecciaRossa Roma-Milano, a condividere lo scompartimento, tra gli altri, con Paolo Cirino Pomicino. Signore garbatissimo, alla napoletana, estremamente cortese. Il quale, tuttavia, ha spesso parlato al cellulare. Senza alcuna reticenza o pudore, facendo di conversazioni private conversazioni pubbliche. Le sue conversazioni, privato-pubbliche, riguardavano tutte, con poche eccezioni tra cui la situazione di Cassano (Cirino Pomicino è medico, dopotutto), l'attuale governo e la sua eventuale caduta. Il senatore, a vita, parlava della maggioranza, del governo, della sua tenuta e di quel che bisognava fare, come fosse nel suo ufficio. Ergo io ho sentito, come ha sentito mio marito e quell'altro signore che condivideva con noi lo spazio-salottino del FrecciaRossa. Di che parlava? Del fatto che il governo è decotto, "oggi Antonione è uscito dalla maggioranza. Altri usciranno domani". "Bisogna parlarne con Gianfranco". Fini? O ha detto Giancarlo e io ho sentito male? E, in tal caso, Giancarlo chi è? "Ci avviamo verso un altro governo. A capo? Amato o Bini Smaghi". Fatene quel che ne volete. Io ve l'ho detto. Ora. In ritardo, d'accordo.

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