giovedì 22 marzo 2012

Donne. Parlate

LA VIOLENCE
Si tu te tais, elle te tue


(traduzione, molto meno bella, perché non allitterata: La violenza. Se taci, ti uccide. E ribadisco: punto).



(foto: ©Cettina Calabrò)

venerdì 16 marzo 2012

Confessioni molto idiote (Abercrombie&Fitch)

Et voilà, se avete voglia di leggere cose serie, impegnate, importanti, questo non è il luogo giusto. E ora che ho mollato il mio avvertimento posso proseguire.
Abercrombie&Fitch mi fa orrore. Anzi, no, come sempre eccessiva, mi fa parecchio schifo, però.
'azzo è? dirà qualcuno (meglio se toscano ché l'apostrofo gli viene meglio). Ma, siccome le mie frequentazioni sono tanto varie quanto eventuali, qualcun altro lo sa perfettamente. Una merda di negozio, una merda di catena, una stronzata Usa di primissima grandezza. E ce lo sapevo anche ieri, a dire il vero.
Seconda premessa: io godo di diversi nipoti. Godo nel senso che essendo una mater solo in potenza (ma che potenza, perdiana) quei meravigliosi surrogati che sono i miei sei nipoti mi riempiono d'orgoglio (e posso: ché sono una zia e le zie non hanno altro compito che coccolare ed essere orgogliose ;-). Domani è il compleanno di una meraviglia biondoislandese che si trova a essere una tra i miei sei nipoti. La meraviglia biondoislandese viene da famiglia parecchio fashion victim (e lo so, ognuno ha le sue pecche. Io ho una "belle famille" di fashion victims. Ci tengo al plurale, talvolta). E, in generale, famiglia e pargola detestano i giochi (o i libri) che scovo per la malcapitata. Ergo mi piego alla volontà generale e mi dico che ci vuole un regalo fashionista (oddio, messo così fa quasi paura. Ma non c'è da temere: è abbastanza reazionario, ma non fascista, giuro). E chissà in base a quali curiosi percorsi delle mie sinapsi sono arcicerta che troverò mon bonheur (et le sien, della nipote. E, per inciso, pure dei suoi genitori) chez Abercrombie.
Ergo vado. San Pietro all'Orto angolo Matteotti. Pieno centro, per i non milanesi. Tra Duomo e San Babila spostato a sinistra (per chi va da Duomo a San Babila, ovvio). Mi è arduo confessarlo ma c'ero già stata. In perlustrazione. Dopotutto, per vivere faccio "l'esperta in cazzate" e questo genere di cazzate mi tocca. Solo che era un mucchio di tempo fa e avevo scordato il ribrezzo. (e anche: è una scusa moscia. 'sto robo ha aperto una boutique pure a Parigi. In un posto da urlo, forse il posto più figo di tutti gli Champs Elysées. Eppure a Parigi non ci ho messo piede. Vabbè, troppo lunga da spiegare).
Per chi non ci sia stato: l'ingresso è strepitoso. Insomma, nel suo genere, naturalmente. Portone a doppio battente, con doppio presunto figomodellino a far da guardia di porta e, al centro dell'androne, ragazzo nero con addominali a tartaruga, supposto fighissimo, e fighetta docbiondoamericana che ti assale con l'imposizione-domanda: "vuoi fare una foto". Ora, tra un paio di mesi (anche meno) ho 50 anni, grazie a dio non sono sessualmente frustrata, cazzo me ne frega di fare una foto con uno che ha l'età del figlio che non ho? Rispondo no e il ragazzo insiste (ma che? Fai marchette nel tempo libero? Si direbbe, vista la tua scienza nel tentare di irretirmi).
Un po' mi innervosisco: già, finora non ho mai pagato un uomo per venire a letto con me. E, arrivata a questo punto, preferirei la castità all'idea di pagarne uno. Ma non c'entra. Gli è che non disdegno le tartarughe sullo stomaco, ma non le ho mai considerate essenziali. Loin de là, anzi. A me gli uomini piacciono corpulenti. E non mi interessa se hanno la pancia. Vabbè, pur'io son strana. Ma. Ma il palestratissimo ragazzo è una perfetta icona gay, che ho a che vedere io con tutto questo?
Dunque mi ri-innervosisco ;-)
E poi, mannaggia, entro. Accidenti, me l'ero dimenticata: non si vede un'ostia. È tutto nero, buio etc. Mi sembra quasi che la sola cosa a far luce siano le scale (ogni gradino è illuminato, sì sì, potete immaginare burinata peggiore?). Probabilmente mi sbaglio, ma è quasi così. In più io, miope, ho solo gli occhiali da sole (graduati, ma da sole), perciò non posso che toglierli. Per fortuna non son completamente ciecata. Però, putain, non ci si vede niente. E si perde in profondità da morire.
Sento (più che vedere, intendo) giovani virgulti di maschio e ragazze da sogno fluttuare attorno a me. Tutti commessi. Tutti rigorosamente stranieri. Tutti apparentemente affaccendati. Poi vai a sapere se non è una specie di facite ammuina.
Intanto l'odore (lo so, lo so, si chiama profumo, ma il mio sofisticato naso che sopporta solo profumi sublimi altrimenti li classifica nella categoria "puzze", non ce la fa a parlare di profumo) mi rende quasi isterica. Ma nessuno ha pietà dei nasi sofisticati? La metafora marinara dell'ammuina, insomma, continua: non vedo nulla, sono nauseata e barcollo come avessi il mal di mare.
Vabbè. Per fortuna il reparto "kids" (e sì, dai, mica poteva essere un reparto "bambini") fa una certa eccezione. La commessa non è bionda, né alta, ed è sufficientemente competente. E io prendo un vestitino da urlo. Avessi trent'anni e dieci chili meno lo vorrei per me. Anzi no, è blu notte, a me starebbe comunque da schifo mentre alla bimba biondoislandese starà da dio.
"Mi può fare un pacchetto regalo, per cortesia?" "Alla cassa, al secondo piano". Siamo al piano terra, accidenti. 'sti minchioni ti vogliono costringere a girare tutto il negozio. In mezzo a 'sto odore del cazzo. E senza vedere una minchia. Ma bravi.
Attorno si parla quasi solo inglese. "uè, ma siamo a milano" mi verrebbe quasi da dire. Ma, intanto, sono arrivata alle casse e presento il mio vestitino blu. "Posso avere un pacchetto regalo?" chiedo garbatamente. "Abiamo solo queshte scatòle". Eh, merde, col vestitino bisogna viaggiare. Le scatole sono immense, dunque declino l'offerta. "Alora, il saketino". E vada per il saketino.
Porgo la mia carta di credito. L'ammeregana ventenne lo fa passare nella macchinetta. "Non fonsiona". Reazione imprevista e istintiva di virginie: "non è possibile". La quale reazione suscita una reazione altrettanto imprevista e istintiva nella ragazza: "no, è nostra makìna: a volte non fonsiona; con alkune carte".
Ok, dico, mettetemi da parte il vestito, vado a ritirare un po' di contanti e torno. "per favore, scrive suo nome qui?". Scrivo mio nome lì. E vado in piazza Meda al bancomat.
Ri-torno. Ri-entro. Ri-modellochechiedesevogliofarlafoto. Ri-buio. Ri-puzza. Ri-scaleluminose. Ri-duepiani. Ri-cassa. Eh, merde, c'è la coda. E qui malignamente noto che sono forse la più giovane in coda. Complimenti: vestite i ragazzini, ma comprano le mamme (o le zie). Ché solo loro hanno i soldi per farlo. 'fanculo.
Ri-dueragazzedietroilbanco. Ri-passaggiodifigoditurnochevaabaciareunadelleduemasiguardabenedall'aprireun'altracassa. Ri-chiacchieraconaltracommessa.
Arrivo al banco. Uff. "Scusi, sono passata 5/10 minuti fa, vorrei comprare un vestitino per una bimba, sono andata a ritirare i contanti..." non so manco che aggiungere di fronte allo sguardo da ameba. "Beh, guardi sotto il bancone, c'è un sacchetto con un nome: Paola Vallatta". Lo estrae. Me lo consegna. Pago.
E finalmente esco con il mio delizioso vestitino.
Mi giuro che non ci entrerò mai più. Ma del vestitino sono felice.
(Ah, mi dico, sta a vedere che la mia carta di credito non passa perché è di una banca più o meno etica: il Crédit Coopératif. Ammericani di merda, penso - ok, ok, statunitensi, scusate).
In ogni caso avanzo fiera. Facendo dondolare il sacchetto. Poi a un certo punto lo guardo: è quello della foto. Perfetto per contenere un vibratore, ma potrò mai consegnarlo alla biondoislandese che compie nove anni?
Boycott Abercrombie, please (non tanto tanto per il sacchetto, per la totale).

lunedì 5 marzo 2012

io penso positivo


La mia amica ignota rosa, splendido architetto che un tempo viveva a Segrate e ora vive a Parigi (così chi ti conosce, ti becca, ignota cara ;-) ha postato su Fb un elenco delle cose che le mancano di Milano.
Copio quelle che sottoscrivo:
- le birrette alla bella aurora
- i panzerotti
- il cappuccino con la polvere di caffè a forma di cuore (anche se a me il cappuccino fa schifo, però a cuore, ecco, ndv)
- gli aperitivi in piscina
- i pacchetti di sigarette da 10
- l'affogato al caffè
- le case di ringhiera
- il pirellone
- l'edificio di gio ponti nei giardini di palestro
- il pac
e infine...le notti al plastic

A me, disgraziatamente, di tutto questo non manca nulla perché ormai vivo qui. Però, tolte Le amiche, di cui ho già scritto, e l'elenco di cui sopra, ho anch'io qualche altra nota positiva di cose che mi piacciono assaissimo.
Per esempio:
- Poter cenare a Cremona all'Hosteria 700
- L'aperitivo al pub di piazza Leonardo
- L'odore della pioggia di Milano (è una puzza? sì, forse sì, ma per me è l'odore di Milano. Come quello di Parigi è quello della metropolitana. Che, anche in quel caso, è una puzza. Ma me manca istess').
- andare dal macellaio e trovare finalmente il magatello (o lo scamone) e riuscire un vitello tonnato juste comme il faut
- il bar Magenta

e il resto ora non mi viene, ma prima o poi aggiorno ;-)


(foto: lalauradavì, che se si secca la cancello. baci)
Licence Creative Commons
Ce(tte) œuvre est mise à disposition selon les termes de la Licence Creative Commons Attribution - Pas d’Utilisation Commerciale - Pas de Modification 3.0 non transposé.