giovedì 24 maggio 2012

Stasera berrei volentieri una birra qui




È L'Autre Café, al 62 rue Jean-Pierre Timbaud. Naturalmente a Parigi. Vicino a casa, sniff

martedì 22 maggio 2012

Maledetta nostalgia

mercoledì, 20 giugno 2007 - Passeggiata numero 1

Esco e vado a sinistra. E comincio a salire. La rue de Belleville si inerpica verso le buttes dell'est parigino. Prima dolcemente, poi sempre più impervia. Sono già passata dall'altro lato della strada. E salgo. Salgo. Fino alla piazzetta con il trompe-l'oeil di Ben. Qui prendo il tempo necessario per assaporarla un po'. Per guardare la gente seduta ai tavolini. Per vedere che spettacolo imbastiranno la sera. A quel punto ho già svoltato in rue Julien Lacroix. Appena dietro l'angolo mi attendono i colori inneggianti a dio che sventolano fuori dalla Chiesa riformata. Giro lo sguardo attorno su vecchie case così tipicamente parigine che non se ne vedono quasi più e su obbrobri urbani che potrebbero trovarsi ovunque. Proseguo e arrivo nel cuore del parco di Belleville, là dove la rue Julien Lacroix lo separa in due lembi. Riesco a fatica a estraniarmi dall'odore mefitico delle deiezioni canine che campeggiano in ogni aiuola e ricomincio a salire. All'interno del parco questa volta. Su su fino a raggiungere la Maison de l'air, la casa dell'aria. E anche del vento, come mi piace pensare. È allora che mi giro e assaggio una scaglia di felicità. Ai miei piedi si stende tutta Parigi.

venerdì 18 maggio 2012

Aspettando Blanche

lunedì, 12 novembre 2007 - Attenzione: capolavoro

Avevo una fifa bestia. Un po' perché ho il vezzo di dire che "Moby Dick" è il mio libro preferito (anche se ce ne sono almeno una decina d'altri - o, forse, son centinaia - a tenergli compagnia). Un po' perché pinocchietto a teatro si addormenta spesso anche di fronte alle commedie brillanti e il Moby a teatro rischiava forte di essere un peso intollerabile pure per me che l'adoro. Un po' perché era all'Odéon e di mattoni all'Odéon ne ho sorbiti una quantità. Insomma, ero prevenuta, prevenutissima. Invece. Invece sono rimasta a bocca spalancata per 2 ore e 25 minuti. Ho scoperto un attore sensazionale, Marco Foschi, un Ismaele da apoteosi, e un regista fantasmagorico, Antonio Latella, che ha regalato a un pubblico muto per lo stupore un "Moby Dick" se possibile (ma no, ovviamente, è impossibile) ancor più ricco dell'originale. Gli attori: stupefacenti, tutti, bravi mimi, bravi cantanti, splendidi attori, che altro si può volere? Quando Queequeg-Timothy Martin rassicura Ismaele di vedetta, intona uno "Stabat Mater" da settimo cielo, una voce nera come fino all'altro ieri credevo si ascoltassero soltanto in Paradiso. Dante, con la sua Divina Commedia, punteggia qua e là il testo di Melville e Achab-Albertazzi recita il monologo di Amleto. In un modo tale, con una maestria e un'incurante profondità, che mi sembrava di sentirlo per la prima volta. C'è tutto, l'alto e il basso, la summa dell'umana sapienza e l'atmosfera a bordo di una baleniera ricreata con quattro assi, due canzoni e qualche boccata di pipa. pinocchietto non ha battuto ciglio e ha tenuto gli occhi spalancati per tutto il tempo. Stregato almeno quanto me.
Viceversa segnalo, per dovere di cronaca, che Libé l'ha trovato orribile, falso, pretenzioso, facile, inutile. E pure Le Monde ne è deluso. Per fortuna che c'è Télérama: per loro è uno spettacolo assolutamente da non perdere.

(nella foto: Laura Marinoni, splendida persino più di quand'era al liceo ;) - lo so bene, eravamo in classe insieme. Laura è la Blanche della versione "latelliana" di Un tram che si chiama desiderio, che conterei di vedere a Milano l'autunno prossimo. Se no vi inseguo, giuro ;-)

giovedì 17 maggio 2012

Omaggio a Carlos Fuentes

C'est ça Paris (mercoledì, 10 settembre 2008)

Sono talmente arrotolata su me stessa che neppure lo vedo. È solo sentendo un improvviso calore all'altezza della coscia sinistra che alzo lo sguardo. E incontro, come sempre, la sua cornea tanto bianca da diventare azzurra e l'iride nero, persino più della pelle. Toh, ho sempre pensato che fosse pakistano, mi dico, ma non può essere, siamo in periodo di Ramadan come dimostrano le dieci macellerie arabe della via, tutte chiuse al momento. Sarà indiano, allora. O magari viene dallo Sri Lanka. Sorrido, ancora come sempre, ma no, continuo a non comprare le caldarroste. Anche se so che potrebbero essere le uniche che venderai, vista la giornata. Poi giro gli occhi e mi trovo davanti la Jean Seberg del 2000: ballerine violette e un lungo abito azzurro e lilla che lascia spalle e schiena completamente scoperti. Sopra tutto questo due occhi sgranati e una corta zazzeretta bionda: un'apparizione.

P.S. Carlos Fuentes scrisse, tra le altre cose, "Diane ou la chasseresse solitaire", in cui narra della sua liaison con Jean Seberg (nella foto), magnifico strillone in "À bout de souffle" e anche moglie di uno dei miei autori-fétiche, Romain Gary)
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