venerdì 18 maggio 2012

Aspettando Blanche

lunedì, 12 novembre 2007 - Attenzione: capolavoro

Avevo una fifa bestia. Un po' perché ho il vezzo di dire che "Moby Dick" è il mio libro preferito (anche se ce ne sono almeno una decina d'altri - o, forse, son centinaia - a tenergli compagnia). Un po' perché pinocchietto a teatro si addormenta spesso anche di fronte alle commedie brillanti e il Moby a teatro rischiava forte di essere un peso intollerabile pure per me che l'adoro. Un po' perché era all'Odéon e di mattoni all'Odéon ne ho sorbiti una quantità. Insomma, ero prevenuta, prevenutissima. Invece. Invece sono rimasta a bocca spalancata per 2 ore e 25 minuti. Ho scoperto un attore sensazionale, Marco Foschi, un Ismaele da apoteosi, e un regista fantasmagorico, Antonio Latella, che ha regalato a un pubblico muto per lo stupore un "Moby Dick" se possibile (ma no, ovviamente, è impossibile) ancor più ricco dell'originale. Gli attori: stupefacenti, tutti, bravi mimi, bravi cantanti, splendidi attori, che altro si può volere? Quando Queequeg-Timothy Martin rassicura Ismaele di vedetta, intona uno "Stabat Mater" da settimo cielo, una voce nera come fino all'altro ieri credevo si ascoltassero soltanto in Paradiso. Dante, con la sua Divina Commedia, punteggia qua e là il testo di Melville e Achab-Albertazzi recita il monologo di Amleto. In un modo tale, con una maestria e un'incurante profondità, che mi sembrava di sentirlo per la prima volta. C'è tutto, l'alto e il basso, la summa dell'umana sapienza e l'atmosfera a bordo di una baleniera ricreata con quattro assi, due canzoni e qualche boccata di pipa. pinocchietto non ha battuto ciglio e ha tenuto gli occhi spalancati per tutto il tempo. Stregato almeno quanto me.
Viceversa segnalo, per dovere di cronaca, che Libé l'ha trovato orribile, falso, pretenzioso, facile, inutile. E pure Le Monde ne è deluso. Per fortuna che c'è Télérama: per loro è uno spettacolo assolutamente da non perdere.

(nella foto: Laura Marinoni, splendida persino più di quand'era al liceo ;) - lo so bene, eravamo in classe insieme. Laura è la Blanche della versione "latelliana" di Un tram che si chiama desiderio, che conterei di vedere a Milano l'autunno prossimo. Se no vi inseguo, giuro ;-)

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