giovedì 17 maggio 2012

Omaggio a Carlos Fuentes

C'est ça Paris (mercoledì, 10 settembre 2008)

Sono talmente arrotolata su me stessa che neppure lo vedo. È solo sentendo un improvviso calore all'altezza della coscia sinistra che alzo lo sguardo. E incontro, come sempre, la sua cornea tanto bianca da diventare azzurra e l'iride nero, persino più della pelle. Toh, ho sempre pensato che fosse pakistano, mi dico, ma non può essere, siamo in periodo di Ramadan come dimostrano le dieci macellerie arabe della via, tutte chiuse al momento. Sarà indiano, allora. O magari viene dallo Sri Lanka. Sorrido, ancora come sempre, ma no, continuo a non comprare le caldarroste. Anche se so che potrebbero essere le uniche che venderai, vista la giornata. Poi giro gli occhi e mi trovo davanti la Jean Seberg del 2000: ballerine violette e un lungo abito azzurro e lilla che lascia spalle e schiena completamente scoperti. Sopra tutto questo due occhi sgranati e una corta zazzeretta bionda: un'apparizione.

P.S. Carlos Fuentes scrisse, tra le altre cose, "Diane ou la chasseresse solitaire", in cui narra della sua liaison con Jean Seberg (nella foto), magnifico strillone in "À bout de souffle" e anche moglie di uno dei miei autori-fétiche, Romain Gary)

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