venerdì 14 dicembre 2012

Padri
(anche questo scritto molto tempo fa,
a Parigi)

lunedì, 29 gennaio 2007

Ieri maratona teatrale, Les Éphémères al Théâtre du Soleil: siamo entrati all'una e ne siamo usciti dopo le nove. Spettacolo quanto mai mobile, dove tutto è in mutazione e che, in alcuni casi, colpisce duro.
La ragazza di fianco a me, per esempio, credo non abbia retto "La Promenade", che metteva in scena un ER alla francese e la morte per incidente stradale. Per me, invece, è stata Perle, protagonista di diverse situazioni, ma in particolare di una "Nuit à l'hôpital". Perle soffre della condiscendenza con cui la tratta la giovane infermiera. Perle non è completamente sana di mente, ma la cosa non ha alcuna importanza.

Mio padre che, quando è morto, a 71 anni, della sua testa conservava se non il 100% ben più del 90, trovava intollerabile essere trattato come un infante. Credo sarebbe stata la peggiore umiliazione - e non credo perciò vi si sia abbassato - dire che, sì, capiva, che no, non era medico, però, insomma. Cosa avrebbe dovuto dire? Forse che aveva fatto il professore universitario quasi tutta la vita, che leggere, studiare, cercare di capire e provare a trasmettere qualcosa ai suoi studenti era stata parte del succo della sua esistenza, che non era un bambino, né uno stupido e che non era regredito a uno stadio infantile? Perché avrebbe dovuto spiegare qualcosa? Cosa, poi? Avrebbe avuto il diritto, come Perle e come tutti gli altri, di non essere compatito, non nel senso deteriore del termine, intendo, quello nobile spettava a chi gli voleva bene. Diritto a non essere trattato come un coglione. Un diritto negato, come altri. A lui ha fatto molto male allora, a me ha fatto un pochino male anche ieri.

E, a proposito di padri, avrei voluto leggeste "Padre" di Babsi Jones. In rete non lo trovo più ed è un peccato: è una delle cose più colme di forza che abbia letto negli ultimi tempi. Mi ha fulminato. Un po' come Sappiano le mie parole di sangue. Stessa autrice, ça va sans dire.

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