martedì 19 marzo 2013

The Lee Miller Story

20 novembre 2008

Dio mio quanto si può essere ignoranti. Smorfiosa e saccente come sono avevo snobbato la mostra di Lee Miller al Jeu de Paume. Gli è che di questa bomba surrealista sapevo poco, che, spesso, è peggio di niente. Nel mio cervellino bacatello il nome Lee Miller era soprattutto legato a Vogue (giusto e al tempo stesso sbagliato, così fan tutte, no?). Dunque nel mio modesto immaginario di esperta in stronzate pensavo a foto di moda, genere che, a dispetto della mia frivolezza, raramente mi si confà. Vagamente ricordavo che era stata amante di Man Ray, ma essere compagna di partite a gambe all'aria non sempre è una garanzia (qualsiasi riferimento a un ministro italiano in carica di bell'aspetto e cervello wanted non è affatto casuale).
E vabbè, ça va sans dire, mi sbagliavo. Farei prima a raccontare cosa non mi ha folgorato, anche perché credo si tratterebbe di insieme vuoto. Per il resto che raccontare? Lee Miller era di una bellezza assoluta, il che non dovrebbe contare, forse, ma non guasta pressoché mai. Ed è, comunque, la prima cosa che mi ha fulminato, proprio all'ingresso dell'expo, introdotta da un film di Jean Cocteau del 1930 Il sangue del poeta: meno di cinque minuti che vedono una dea Miller perfetta. Poi c'è qualche foto di Man Ray, qualche altro ritratto della allora signorina e, appena dopo, cominciano le foto della Miller. Tralascio quelle di moda (bellissimissime e superpensate, niente a che vedere con la media di vaccatelle che riempiono i nostri giornali) solo per pigrizia. E perché posso solo cominciare non certo finire di scrivere di Lee Miller. Che siano ritratti (Charlie Chaplin così bello e con quelle scintille negli occhi non lo avevo mai visto, né, a quanto pare, l'aveva mai visto l'amica fotografa che mi accompagnava), immagini d'Egitto (un feeling assoluto, basti la meraviglia che vi mostro) o di guerra (una corrispondente fotoreporter che l'Oriana fa ridere al confronto), le foto di questa donna cui niente e nessuno sapeva, evidentemente, resistere, contengono già tutto. A vedere come la signora fotografava negli Anni 30 (e 40 e 50) non ho potuto fare a meno di constatare quanta gente bari: di innovatori che non hanno inventato proprio nulla son pieni i giornali. E, a proposito, avrei un suggerimento anche per la grafica: torniamo al Vogue Anni 40, per cominciare.


(la foto: Ritratto dello spazio, Lee Miller, Egitto, 1937)

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